L’escalation dei raid notturni colpisce infrastrutture ed edifici residenziali. Zelensky rivendica i successi contro la logistica russa e avverte: “Pronti a colpire ancora”. Intanto si stringe la morsa delle sanzioni internazionali con nuove misure da Londra e Wellington.
La notte di attacchi incrociati
La tensione lungo la linea del fronte e nei cieli dell’Europa orientale ha raggiunto un nuovo picco nella notte. La città portuale di Odessa è stata teatro di un massiccio attacco di droni russi che ha causato gravi danni a diversi edifici e infrastrutture critiche. Sirene d’allarme ed esplosioni si sono lette e udite anche nel cuore di Kiev e a Dnipro, estendendo lo stato di allerta a numerose regioni tra cui Chernihiv, Sumy, Kherson e Zaporizhia.
La replica di Kiev non si è fatta attendere: le forze ucraine hanno intensificato l’impiego di vettori aerei verso il territorio russo. Secondo quanto riferito dal sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, tre droni ucraini diretti verso la capitale sono stati intercettati e abbattuti dalle difese aeree. Un attacco ben più consistente ha invece interessato la città border-line di Belgorod, situata a circa 40 km dal confine ucraino, dove l’impatto di decine di droni ha danneggiato quattro edifici e provocato il ferimento di 13 persone, come confermato dal governatore ad interim Alexander Shuvayev.
La nuova strategia di Kiev: guerra alla logistica di Mosca
In un’intervista rilasciata alla TV di Stato, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tracciato il bilancio di una vasta operazione militare durata 40 giorni e incentrata sul sabotaggio delle linee di rifornimento russe. L’operazione, che ha preso di mira sia le petroliere di supporto alla Crimea occupata sia snodi logistici ed e-commerce strategici nel territorio russo, avrebbe generato – secondo le stime di Kiev – perdite per oltre 1.000 miliardi di rubli (circa 12,2 miliardi di dollari).
“La logistica è un punto vulnerabile per tutti. Se Mosca continua a colpire le nostre infrastrutture civili e la catena di approvvigionamento, la nostra risposta sarà ancora più dura”, ha avvertito Zelensky, sottolineando come la Russia rischi di trovarsi ad affrontare gravi carenze di beni di prima necessità per via dell’interruzione dei flussi commerciali.
Il leader ucraino ha inoltre espresso forte fiducia nel sostegno a lungo termine degli alleati, affermando di disporre di “solide garanzie di sicurezza dagli Stati Uniti” per il dopoguerra e ipotizzando che il Cremlino stia preparando una “mobilitazione di massa non dichiarata” per sopperire alle perdite sul campo.
La mossa sugli armamenti: missili Atacms e lanciarazzi
Sul fronte degli approvvigionamenti militari emerge un importante sviluppo strategico: documenti del Congresso degli Stati Uniti rivelano che l’Ucraina ha completato l’acquisto dalla Turchia di un consistente pacchetto di materiale bellico di fabbricazione americana.
La fornitura, la cui consegna è prevista entro la fine del mese, comprende:
- 70 missili balistici a lungo raggio M39 ATACMS (con gittata fino a 165 km);
- 12 sistemi lanciarazzi multipli M270 MLRS;
- Oltre 2.000 munizioni a grappolo e 47.000 proiettili d’artiglieria per obici.
L’operazione triangolata attraverso Ankara permette a Kiev di rafforzare significativamente la propria capacità di strike di precisione a medio-lungo raggio in vista delle prossime fasi del conflitto.
La morsa diplomatica e le nuove sanzioni
Parallelamente agli sviluppi sul campo di battaglia, sul piano diplomatico si intensifica la pressione economica nei confronti della Russia:
- Regno Unito: Il ministro degli Esteri Ed Miliband ha annunciato l’imminente varo di un nuovo pacchetto di sanzioni nelle prossime settimane, coordinato con le ultime iniziative legislative del Senato degli Stati Uniti per soffocare le entrate finanziarie di Mosca.
- Nuova Zelanda: Il ministro degli Esteri Winston Peters ha ufficializzato sanzioni contro 33 tra individui ed entità russe. I provvedimenti mirano in particolare ad attori del settore informatico e a dirigenti accusati di essere coinvolti nel trasferimento forzato e nella rieducazione dei bambini ucraini nei territori occupati.
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