«Il denaro pubblico degli italiani non deve più finanziare chi è coinvolto in una vicenda oscura e preoccupante». Con queste parole il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha chiesto che il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, si prenda una “pausa” dalla conduzione e dal palinsesto della Rai.
Un affondo diretto sul compenso pagato con i soldi del canone e dei contribuenti, che però ribalta paradossalmente i ruoli della vicenda giudiziaria a cui Salvini fa riferimento: Ranucci, infatti, è la vittima accertata — a cui è stato persino fatto esplodere un ordigno sotto casa — ed è stato definito dalla gip come parte manipolata nell’inchiesta che vede arrestato Valter Lavitola come presunto mandante. Nessun accordo né ombra di complicità, come chiarito nell’ordinanza di custodia cautelare. Ciononostante, la “testa” chiesta dal leader leghista è proprio quella del giornalista finito nel mirino.
Le pause degli altri e quelle del Ministero
Se c’è qualcuno esperto nel concetto di “pausa”, tuttavia, quello è proprio il ministro delle Infrastrutture. Salvini ha affrontato quelli che lui stesso ha definito «cinque anni di processo» per il caso Open Arms restando saldamente al suo posto di governo, da vicepremier e ministro regolarmente stipendiato dai cittadini italiani (invocando, legittimamente, la presunzione di innocenza). Così come non pensò affatto di fare un passo indietro quando nel 1999 rimediò una condanna a 30 giorni (con la condizionale) per oltraggio a pubblico ufficiale.
Mentre si occupa del palinsesto di Rai 3, le priorità e i cantieri del suo dicastero sembrano vivere una pausa perenne:
- Ponte sullo Stretto: fermo dalla bocciatura della Corte dei Conti dell’ottobre 2025.
- Ritardi dei treni: a fronte del 77,7% di puntualità rivendicato in Aula sulla TAV, i dati effettivi monitorati dall’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica mostrano una puntualità reale compresa tra il 63% e il 66% (un treno su tre arriva in ritardo).
- Stazione Pigneto a Roma: proprio il cantiere da cui Salvini ha rilasciato le sue dichiarazioni su Ranucci accumula sei mesi di slittamento, con la riapertura spostata da giugno a fine dicembre.
Il rumore politico di una Lega in affanno
La richiesta di stop a Ranucci non è una novità assoluta negli ambienti Rai: già a luglio la proposta di un avvicendamento alla guida di Report era stata avanzata dalla direzione degli Approfondimenti Rai. Salvini non ha fatto altro che alzare il volume mediatico. Un’esigenza di visibilità che appare legata anche alle difficoltà interne del Carroccio, stretto dai sondaggi politici che vedono la Lega al 4,9%, insidiata dal 7,6% attribuito alla lista di Roberto Vannacci.
Mentre le infrastrutture del Paese accumulano ritardi e il Po a Cremona tocca i 8,40 metri sotto lo zero idrometrico, il ministro trova il tempo per fare il direttore di palinsesto, chiedendo di tagliare lo stipendio pubblico a chi fa inchieste anziché accelerare i lavori dei cantieri d’Italia.
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