Carovita, salari stagnanti e inflazione spingono sempre più cittadini a dilazionare i pagamenti degli alimentari. Un tempo riservato ai beni durevoli, il credito al consumo entra quotidianamente nel carrello della spesa.
L’uscita dai supermercati è ormai diventata un momento di ansia e sgomento per molti italiani. Carrelli riempiti a metà, sguardi increduli di fronte agli scontrini e conti che raddoppiano o triplicano rispetto al passato. Il peso dell’inflazione e l’aumento generalizzato dei prezzi di prima necessità — da carne e pesce fino alle verdure — stanno costringendo giovani, famiglie e anziani a rivedere drasticamente i propri comportamenti d’acquisto.
A testimoniare la gravità della situazione economica è il boom di strumenti finanziari d’acquisto un tempo impensabili tra le corsie di un alimentare: le formule “compra ora, paghi dopo” (Buy Now, Pay Later). Sempre più punti vendita della grande distribuzione hanno iniziato ad accettare pagamenti dilazionati a uno o tre mesi senza interessi direttamente alle casse, consentendo ai clienti di posticipare l’uscita monetaria dal proprio conto.
Chi soffre di più: single, giovani e pensionati
Le difficoltà economiche colpiscono in modo trasversale, ma a risentirne maggiormente sono i giovani, le giovani coppie con figli piccoli e chi vive con un solo stipendio. Tra gli scaffali si registrano storie di vita quotidiana drammatiche:
- L’erosione dello stipendio: C’è chi lavora a tempo pieno, percependo un reddito decoroso, ma vede il potere d’acquisto azzerarsi tra l’aumento dei mutui, delle bollette energetiche, del carburante e delle spese quotidiane.
- La fascia anziana e la prudenza: I pensionati con assegni sociali minimi (spesso attorno ai 700 euro al mese) sono costretti a calcolare al centesimo ogni singolo alimento, rinunciando persino a piccole spese fisso o ai regali per i nipoti. Molti di loro rifiutano la spesa a rate per timore di indebitarsi, preferendo l’uso del contante per mantenere un controllo rigido del proprio budget.
Un mercato in forte espansione
Quello che fino a poco tempo fa era un fenomeno circoscritto agli acquisti online di tecnologia o abbigliamento, ha vissuto un’esplosione contabile in Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, le transazioni con modalità dilazionata sono passate da circa 1 miliardo di euro nel 2021 a quasi 10 miliardi, estendendosi rapidamente anche ai beni di primissima necessità.
L’estensione del credito al consumo alla spesa quotidiana rappresenta un segnale d’allarme sociale inequivocabile: quando accedere ai beni alimentari richiede una dilazione di pagamento, le difficoltà economiche di un Paese non sono più un’eccezione, ma una triste condizione strutturale.
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