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Ad Abu Dhabi si tratta sul nucleare ma la guerra Usa-Iran è a un passo

Last updated: 06/02/2026 13:30
By Redazione 63 Views 7 Min Read
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Ad Abu Dhabi si tratta sul nucleare. Ma Trump alza la posta e chiede pure lo stop al programma missilistico e al supporto ad Hezbollah.

Contents
Le provocazioni di TeheranAd Abu Dhabi regna il pessimismoLe richieste di Trump e la posizione di KhameneiSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

Ad Abu Dhabi la missione dei colloqui di oggi è quella di scongiurare, letteralmente a ogni costo, un conflitto tra Usa e Iran che potrebbe far ripiombare l’intero Medio Oriente nel caos. Un summit delicato nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, rimasto incerto fino all’ultimo secondo a causa delle continue provocazioni dell’Iran, tra cui il tentato abbordaggio di una nave commerciale occidentale e il sequestro di due imbarcazioni che, secondo Teheran, sarebbero state “coinvolte nel contrabbando di carburante”.

Azioni scellerate che hanno fatto infuriare il presidente americano Donald Trump, a lungo tentato dall’ipotesi di ritirare l’inviato Steve Witkoff, una mossa che avrebbe inevitabilmente dato il via a raid statunitensi. Un’eventualità che, fortunatamente, è stata scongiurata.

Le provocazioni di Teheran

Sembra incredibile ma, alla vigilia del vertice, l’Iran, anziché ridurre le provocazioni, le ha colpevolmente e consapevolmente aumentate. Due imbarcazioni coinvolte nel contrabbando di carburante sono state sequestrate nel Golfo Persico, nei pressi dell’isola di Persian, in Iran. A renderlo noto è stata la Marina del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, secondo cui al loro interno si trovavano “più di un milione di litri di carburante”.

Al momento non è chiaro a chi appartengano le navi e l’unica certezza è che battano bandiera straniera. Un incidente dai contorni poco chiari, rimasto sotto silenzio sui media internazionali, che ha contribuito ad alzare la tensione ma che, fortunatamente, non ha causato lo stop al vertice di Abu Dhabi, considerato l’ultimo tentativo diplomatico prima di un eventuale attacco.

Ad Abu Dhabi regna il pessimismo

Il fatto che l’incontro tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran si svolga regolarmente non significa, tuttavia, che il rischio di un conflitto sia stato scongiurato. Alla vigilia del summit il clima resta teso e ben pochi credono che possa portare a un accordo.

Anzi, secondo quanto riportato da Axios, un numero crescente di esperti e analisti concorda sul fatto che il vertice sia destinato a un vero e proprio flop. A lasciarlo intendere è il segretario di Stato americano Marco Rubio, che si è detto “nient’affatto sicuro che si possa raggiungere un accordo con questi signori, ma cercheremo di scoprirlo”.

Cosa ancor più grave, anche a Teheran regna il più totale pessimismo. Secondo una fonte del governo della Repubblica Islamica dell’Iran, citata dal quotidiano qatarino Al-Araby Al-Jadeed, “non nutriamo ottimismo sui risultati del vertice a causa del comportamento contraddittorio di Washington”, che sarebbe “influenzato dalle pressioni esercitate da Israele sull’inviato Steve Witkoff durante la sua recente visita” a Tel Aviv.

Le richieste di Trump e la posizione di Khamenei

Quel che è certo è che ad Abu Dhabi, nel tentativo di disinnescare la crisi, le parti affronteranno i dossier del nucleare e del programma missilistico iraniano, quest’ultimo considerato dagli Usa “una minaccia alla sicurezza della regione”. Se sul primo punto un accordo appare possibile, sul secondo i dubbi restano numerosi.

In merito agli armamenti atomici, il vicepresidente americano James David Vance ha ribadito che “l’Iran non può avere un’arma nucleare”, altrimenti altri Paesi potrebbero seguirne l’esempio, causando “un’escalation nucleare in tutto il mondo”. Dichiarazioni che non hanno suscitato particolari reazioni a Teheran, dove, al contrario, il regime islamico guidato da Ali Khamenei ha già fatto sapere di non avere alcuna velleità di dotarsi di armi nucleari.

Il vero nodo resta però il programma missilistico, che gli Usa vorrebbero quantomeno frenare, mentre l’Iran lo considera “necessario per la propria difesa”. Tuttavia, anche qualora si riuscisse a trovare un’intesa su entrambi i dossier – ipotesi alquanto improbabile – potrebbero emergere altri nodi ancora più difficili da risolvere.

Lo ha lasciato intendere ancora una volta Rubio, secondo cui i colloqui dovranno affrontare anche la questione del sostegno ai gruppi estremisti nella regione, come Hezbollah in Libano, e il tema dei diritti civili. Richieste che Teheran ha già respinto, definendole “inaccettabili” e sostenendo che abbiano il preciso scopo “di far saltare i negoziati” per “giustificare l’attacco”.

Uno scontro che appare sempre più probabile, sebbene esista ancora la possibilità di evitarlo, come suggerisce anche la lettera inviata al leader di Hezbollah, Naim Qassem, da un alto consigliere della Guida Suprema iraniana. Nel testo si legge che “l’Iran è totalmente pronto ad affrontare qualsiasi minaccia straniera” e, di fatto, si invita il movimento filo-iraniano a essere pronto a ogni evenienza.

Fonte lanotiziagiornale.it di Davide Manlio Ruffolo

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