Un dolore troppo profondo, un faticoso equilibrio spezzato per sempre. È morta a soli 35 anni Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo.
La tragedia si è consumata dopo giorni di disperata agonia, in seguito a un gesto estremo compiuto nei giorni precedenti, quando la donna si è lanciata nel vuoto dal balcone della sua abitazione ad Ariccia, in provincia di Roma.
Una coincidenza straziante e dal forte valore simbolico avvolge questa drammatica scomparsa: Denise aveva esattamente 35 anni, la stessa identica età in cui sua madre Lea fu barbaramente assassinata, il 24 novembre 2009, per ordine dell’ex compagno e padre della ragazza, il boss mafioso Carlo Cosco.
Una vita blindata tra protezione e solitudine
La storia di Denise Cosco è stata indissolubilmente legata al coraggio straordinario di sua madre, che decise di ribellarsi alla ‘ndrangheta e di collaborare con la giustizia per garantire un futuro di libertà alla figlia. Da quel momento, l’esistenza di Denise è stata segnata dalla clandestinità e dalla protezione: inserita nel programma speciale fino al 2018, aveva poi scelto di cambiare nome e identità, cercando faticosamente di ricostruirsi una vita normale, un lavoro e di crescere il suo bambino.
Tuttavia, il peso di una memoria così ingombrante, unito ai fantasmi del passato e a una profonda solitudine interiore, hanno finito per logorare quel fragile equilibrio faticosamente costruito nel corso degli anni.
Il cordoglio e le parole di don Luigi Ciotti
La notizia della scomparsa di Denise ha scosso profondamente il mondo dell’associazionismo,
delle istituzioni e chiunque abbia seguito la dolorosa vicenda della famiglia Garofalo. Tra i primi
a esprimere strazio e vicinanza c’è don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele:
“Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi. Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle: ‘Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi’.” — Don Luigi Ciotti
Sulla vicenda intanto la Procura di Velletri, coordinata dal procuratore Carlo Villani, ha aperto un fascicolo d’inchiesta contro ignoti ipotizzando il reato di istigazione al suicidio, disponendo l’analisi dei dispositivi elettronici della donna e l’esame autoptico.
Con la scomparsa di Denise Cosco se ne va un pezzo di storia della resistenza civile del nostro Paese, lasciando un vuoto incolmabile e un profondo senso di riflessione collettiva sulla protezione e sul sostegno alle vittime collaterali delle mafie.
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