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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Addio a Tinto Brass: si spegne a 93 anni il maestro del cinema erotico italiano
CronacaCultura ed Eventi

Addio a Tinto Brass: si spegne a 93 anni il maestro del cinema erotico italiano

Autore: Redazione Visualizzazioni: 45 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 04/11/2026 17:40
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Si è spento a Roma all’età di 93 anni Tinto Brass, cineasta dissacrante, provocatorio e figura simbolo del cinema d’autore ed erotico italiano. A darne la notizia sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

Contents
​Dagli esordi d’autore all’esperienza parigina​Il successo, le polemiche e la consacrazione erotica​Un’icona della cultura pop

​Con la sua scomparsa se ne va un autore capace di trasformare la sensualità, la carne e la libertà del corpo in un linguaggio stilistico e visivo del tutto personale e inconfondibile, spesso al centro di accese polemiche morali e censure.

​Dagli esordi d’autore all’esperienza parigina

​Nato a Milano il 26 marzo 1933 ma cresciuto a Venezia, Giovanni Brass deve il soprannome “Tinto” al nonno, il celebre pittore Italico Brass, che lo ribattezzò così per la sua precoce passione nel ritrarre e disegnare. Dopo la laurea in Giurisprudenza, la vocazione per il cinema lo porta a Parigi, dove lavora come archivista alla Cinémathèque française a contatto con la nascita della Nouvelle Vague.

​Rientrato in Italia, muove i primi passi sul set da assistente di maestri del calibro di Roberto Rossellini, Alberto Cavalcanti e Joris Ivens. Il debutto alla regia avviene nel 1963 con Chi lavora è perduto (originariamente In capo al mondo), opera d’esordio anticonformista presentata alla Mostra di Venezia che subì subito i tagli della censura. Seguono anni dedicati alla sperimentazione stilistica e al cinema d’avanguardia con titoli come Col cuore in gola (1967), L’urlo (1968) e Nerosubianco (1969).

​Il successo, le polemiche e la consacrazione erotica

​Negli anni Settanta Brass esplora la commistione tra sesso, potere e politica con film quali Salon Kitty (1976) e il controverso kolossal Caligola (1979) con Malcolm McDowell e Peter O’Toole, opera complessa da cui il regista prese successivamente le distanze a seguito di divergenze con la produzione.

​La svolta definitiva verso l’erotismo d’autore arriva nel 1983 con La chiave, pellicola interpretata da Stefania Sandrelli e liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Jun’ichirō Tanizaki. Il film riscuote un enorme successo di pubblico e consacra Brass come punto di riferimento del genere.

​Negli anni successivi firma opere diventate veri e propri fenomeni di costume, capaci di lanciare celebri interpreti e nuove icone del cinema italiano:

  • ​Serena Grandi in Miranda (1985)
  • ​Francesca Dellera in Capriccio (1987)
  • ​Debora Caprioglio in Paprika (1991)
  • ​Claudia Koll in Così fan tutte (1992)

​Un’icona della cultura pop

​Nel corso dei decenni, Tinto Brass ha costruito un personaggio pubblico immediatamente riconoscibile — spesso presente nelle sue stesse pellicole in brevi e divertiti cameo con l’immancabile sigaro tra le labbra. Il suo stile visivo e la sua estetica sfacciata hanno travalicato il grande schermo, trasformandolo in un’icona pop citata nella musica, nella televisione e nella commedia italiana.

​Appena un paio di mesi fa, la 83ª Mostra del Cinema di Venezia lo aveva omaggiato proiettando la versione restaurata in 4K del suo thriller Col cuore in gola e conferendogli il Premio Pietro Bianchi, a testimonianza di un percorso artistico coerente, coraggioso e immune ai conformismi.

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