Si è spento a Roma all’età di 93 anni Tinto Brass, cineasta dissacrante, provocatorio e figura simbolo del cinema d’autore ed erotico italiano. A darne la notizia sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.
Con la sua scomparsa se ne va un autore capace di trasformare la sensualità, la carne e la libertà del corpo in un linguaggio stilistico e visivo del tutto personale e inconfondibile, spesso al centro di accese polemiche morali e censure.
Dagli esordi d’autore all’esperienza parigina
Nato a Milano il 26 marzo 1933 ma cresciuto a Venezia, Giovanni Brass deve il soprannome “Tinto” al nonno, il celebre pittore Italico Brass, che lo ribattezzò così per la sua precoce passione nel ritrarre e disegnare. Dopo la laurea in Giurisprudenza, la vocazione per il cinema lo porta a Parigi, dove lavora come archivista alla Cinémathèque française a contatto con la nascita della Nouvelle Vague.
Rientrato in Italia, muove i primi passi sul set da assistente di maestri del calibro di Roberto Rossellini, Alberto Cavalcanti e Joris Ivens. Il debutto alla regia avviene nel 1963 con Chi lavora è perduto (originariamente In capo al mondo), opera d’esordio anticonformista presentata alla Mostra di Venezia che subì subito i tagli della censura. Seguono anni dedicati alla sperimentazione stilistica e al cinema d’avanguardia con titoli come Col cuore in gola (1967), L’urlo (1968) e Nerosubianco (1969).
Il successo, le polemiche e la consacrazione erotica
Negli anni Settanta Brass esplora la commistione tra sesso, potere e politica con film quali Salon Kitty (1976) e il controverso kolossal Caligola (1979) con Malcolm McDowell e Peter O’Toole, opera complessa da cui il regista prese successivamente le distanze a seguito di divergenze con la produzione.
La svolta definitiva verso l’erotismo d’autore arriva nel 1983 con La chiave, pellicola interpretata da Stefania Sandrelli e liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Jun’ichirō Tanizaki. Il film riscuote un enorme successo di pubblico e consacra Brass come punto di riferimento del genere.
Negli anni successivi firma opere diventate veri e propri fenomeni di costume, capaci di lanciare celebri interpreti e nuove icone del cinema italiano:
- Serena Grandi in Miranda (1985)
- Francesca Dellera in Capriccio (1987)
- Debora Caprioglio in Paprika (1991)
- Claudia Koll in Così fan tutte (1992)
Un’icona della cultura pop
Nel corso dei decenni, Tinto Brass ha costruito un personaggio pubblico immediatamente riconoscibile — spesso presente nelle sue stesse pellicole in brevi e divertiti cameo con l’immancabile sigaro tra le labbra. Il suo stile visivo e la sua estetica sfacciata hanno travalicato il grande schermo, trasformandolo in un’icona pop citata nella musica, nella televisione e nella commedia italiana.
Appena un paio di mesi fa, la 83ª Mostra del Cinema di Venezia lo aveva omaggiato proiettando la versione restaurata in 4K del suo thriller Col cuore in gola e conferendogli il Premio Pietro Bianchi, a testimonianza di un percorso artistico coerente, coraggioso e immune ai conformismi.
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