Riceviamo e pubblichiamo
Appello alla mobilitazione
Mentre aumentano le spese militari e i profitti delle grandi imprese, salari e pensioni perdono potere d’acquisto,
il lavoro diventa sempre più precario e i servizi pubblici vengono impoveriti. Scuola, sanità, diritto alla casa e
tutela dell’ambiente sono sacrificati in nome del profitto e delle economie di guerra. Non è una fatalità, ma il
risultato di precise scelte politiche. E a pagarne il prezzo sono sempre le lavoratrici e i lavoratori, gli studenti
e le fasce più fragili della società. Per questo motivo, lanciamo un appello per una mobilitazione in grado di
cambiare davvero la condizione attuale, attorno a queste richieste concrete:
- Interruzione del finanziamento pubblico all’industria bellica e l’invio di armi per qualunque conflitto;
i miliardi così ricavati vengano subito dirottati sulla scuola pubblica sulla sanità pubblica, sui servizi,
cominciando così a garantire concretamente i diritti sanciti dagli artt. 32 e 34 della Costituzione; - che ogni relazione diplomatica, economica e culturale con lo Stato di Israele, reo di perpetrare il
genocidio del popolo palestinese, cessi immediatamente; - Innalzare i salari mediamente del 40%, con percentuali maggiori per i profili con fasce stipendiali più
basse, al fine di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni. Solo nell’ultimo periodo, la
benzina è aumentata del 40%, con profitti enormi delle multinazionali. Vogliamo semplicemente il
corrispettivo di questi profitti, per avere una corrispondenza adeguata al costo della vita, esasperato
dall’inflazione generata dalle spese militari dei governi bellicisti del mondo; - che si avvii un processo di abrogazione di tutte le leggi che hanno creato la precarietà (a cominciare
dalla Treu e dalla Biagi) e che tutti i piani di licenziamenti, le chiusure, e le riduzioni di personale
vengano ritirati, in modo che il lavoro non sia più una forma di oppressione e angoscia, ma che, al
contrario, emancipi e valorizzi la persona; - che si sottragga l’ambiente alle logiche del profitto estrattivo per riconoscerlo come ecosistema
integrativo;
Per questo rivolgiamo un appello a tutti/e le lavoratrici e i lavoratori, alle studentesse e agli studenti, ai
movimenti e a tutte le realtà che si battono per un cambiamento reale: superiamo le divisioni, uniamo le forze
per una mobilitazione collettiva. È per portare avanti queste rivendicazioni che parteciperemo in massa allo
sciopero generale del 20 Novembre 2026 e delle manifestazioni organizzate nel territorio.
Diego Stagno, Segretario generale FLC CGIL Caltanissetta
Andrea Salvatore Alcamisi, Segretario Circolo Sinistra Italiana “Enrichetta Casanova-Infuso”
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