Quante volte abbiamo sentito dire: “I giovani sono il nostro futuro. Anzi, sono il nostro presente.” È una frase che, almeno a Caltanissetta, risuona spesso nei convegni, nelle manifestazioni e nei discorsi pubblici. Una frase bella, condivisibile e piena di speranza. Ma viene spontaneo chiedersi: è davvero così?
Se i giovani sono davvero il presente, allora dovrebbero poter partecipare pienamente alla vita della comunità, esprimere idee, assumersi responsabilità e contribuire al dibattito pubblico senza essere giudicati prima ancora di essere ascoltati. Eppure, troppo spesso accade il contrario.
Capita di assistere a una diffidenza quasi automatica nei confronti di chi è giovane. Le idee vengono messe in secondo piano rispetto alla carta d’identità. Si insinua che l’età sia sinonimo di inesperienza e, quindi, di inadeguatezza. In politica questo atteggiamento è ancora più evidente: c’è chi considera la giovane età un motivo sufficiente per escludere qualcuno dal confronto, come se l’impegno civico avesse un requisito anagrafico.
Naturalmente, l’esperienza ha un valore enorme e rappresenta una ricchezza da custodire. Nessuno mette in discussione il contributo di chi, negli anni, ha dedicato tempo e competenze alla propria comunità. Ma l’esperienza non dovrebbe trasformarsi in una barriera all’ingresso per chi desidera mettersi al servizio degli altri.
La realtà politica, sociale ed economica che viviamo oggi è il risultato di scelte, decisioni e percorsi costruiti nel tempo da generazioni che ci hanno preceduto. Questo non significa attribuire colpe a qualcuno: ogni epoca affronta sfide diverse e ogni generazione opera nel contesto storico in cui vive. Significa però riconoscere un dato di fatto: il mondo che ereditiamo non nasce oggi, e spetterà soprattutto ai giovani affrontarne i problemi, correggerne gli errori e costruire nuove opportunità.
Per questo ai giovani non spetta soltanto il diritto di partecipare, ma anche il dovere di impegnarsi. Hanno il compito di ricostruire, di innovare, di immaginare un futuro migliore partendo dalle difficoltà del presente. E questo sarà possibile solo se verrà data loro fiducia dai più grandi.
Scoraggiare un giovane dall’interessarsi della cosa pubblica è uno degli errori più gravi che una comunità possa commettere. Ogni volta che si spegne l’entusiasmo di chi vuole mettersi in gioco, si perde una possibilità di crescita. La politica ha bisogno di competenza, certamente, ma anche di energie nuove, di idee fresche, di persone che abbiano il coraggio di guardare oltre gli schemi consolidati.
Se continuiamo a ripetere che i giovani sono il nostro presente, allora dobbiamo comportarci di conseguenza. Dobbiamo ascoltarli, coinvolgerli, responsabilizzarli e, soprattutto, smettere di considerarli “troppo giovani” ogni volta che decidono di partecipare.
E proprio ai giovani nisseni vorrei rivolgere un ultimo pensiero. Non aspettate che qualcuno vi conceda uno spazio: preparatevi, studiate, abbiate il coraggio di assumervi delle responsabilità e prendetevi cura della nostra città. Caltanissetta ha bisogno del vostro entusiasmo, delle vostre competenze e della vostra visione.
Una comunità cresce quando le generazioni dialogano, non quando si contrappongono.
Quando chi ha costruito ieri tende la mano a chi costruirà l’oggi e il domani.
Armando Turturici
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