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CronacaPolitica

Bocciato l’emendamento sulle preferenze: scontro nella maggioranza a Montecitorio. L’Aula respinge la proposta per un solo voto. Scoppia il caso dei trenta franchi tiratori. L’ira di Galeazzo Bignami: “Nascosti e vigliacchi”, ma il centrodestra tenta di farescudo: “L’iter della riforma va avanti”

Autore: Redazione Visualizzazioni: 54 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 15/07/2026
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Un solo voto di scarto ha fatto crollare l’accordo di coalizione sulla legge elettorale, riaprendo una ferita interna al centrodestra proprio nel cuore di Montecitorio.

L’Aula della Camera ha respinto l’emendamento sulle preferenze, un testo faticosamente limato da Fratelli d’Italia e Noi Moderati-Udc per trovare una sintesi comune con Lega e Forza Italia.

Il ricorso allo scrutinio segreto ha però polverizzato l’intesa, rivelando l’azione di oltre trenta franchi tiratori.
Il verdetto numerico è impietoso e descrive con precisione la fragilità degli accordi parlamentari quando cala il velo dell’anonimato. La proposta di modifica, nata con l’intento di introdurre il meccanismo delle preferenze nella nuova cornice elettorale, sembrava destinata a passare dopo settimane di delicati negoziati. Tuttavia, l’apertura delle urne segrete ha ribaltato le aspettative della vigilia, registrando una spaccatura stimata tra i trenta e i trentadue deputati della maggioranza che hanno espresso voto contrario a tradimento.

“Ci sono persone che si sono nascoste nel segreto dell’urna. È l’atteggiamento tipico di chi non ha il coraggio delle proprie azioni: dei vigliacchi, che colpiscono nell’ombra un percorso di trasparenza condiviso da tutta la coalizione.”

La reazione dei proponenti non si è fatta attendere ed è stata di inusuale durezza. Galeazzo Bignami, primo firmatario dell’emendamento, ha preso la parola in Aula visibilmente contrariato.
Senza mezzi termini, l’esponente di Fratelli d’Italia ha stigmatizzato la condotta di quanti, all’interno della stessa maggioranza, hanno scelto di affossare la proposta protetti dalla segretezza del voto, definendoli esplicitamente “vigliacchi che si nascondono”.

Subito dopo la bocciatura, nei corridoi di Montecitorio è scattato il tradizionale e febbrile rito del conteggio interno per individuare la provenienza dei franchi tiratori. I leader dei partiti della coalizione si sono affrettati a gettare acqua sul fuoco, nel tentativo di ridimensionare la portata politica della sconfitta numerica. Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha voluto blindare i suoi deputati assicurando la compattezza totale del gruppo del Carroccio, pur ammettendo l’assenza giustificata di quattro parlamentari al momento della votazione.

Sulla stessa linea difensiva si sono posizionati i vertici di Forza Italia, che registravano a loro volta due assenze strategiche. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha cercato di interpretare l’accaduto con realismo politico: “È inutile nascondersi dietro un dito, il voto segreto produce queste anomalie.

Tuttavia, la tenuta politica del governo non è minimamente in discussione e l’esame complessivo della legge elettorale proseguirà senza subire alcuna battuta d’arresto”.

La bocciatura di questa riforma, definita dai deputati azzurri come un “compromesso comunque accettabile”, mette a nudo le correnti sotterranee che agitano i partiti di governo sul tema cruciale della rappresentanza. Se da un lato Fratelli d’Italia spinge per un legame più diretto tra eletto ed elettore tramite le preferenze, dall’altro sopravvivono forti resistenze interne legate al timore di frammentazioni territoriali e di costose campagne elettorali basate sul voto nominale. Lo stop di un solo voto rappresenta un forte campanello d’allarme per la coesione del centrodestra nei prossimi passaggi parlamentari blindati.

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