ENEGO (Vicenza) – La violenza intimidatoria della criminalità organizzata scavalca i confini regionali e si abbatte sull’Altopiano di Asiago. Nella notte tra il 30 e il 31 maggio, un grave attentato incendiario ha preso di mira l’abitazione di Adriano Cappellari, ventenne giornalista collaboratore de Il Giornale di Vicenza e del quindicinale locale L’Altopiano. Intorno alle 23:30, ignoti hanno lanciato bottiglie incendiarie (molotov) contro l’ingresso della sua casa a Enego, posizionando sul posto anche alcune bombole di gas, rimaste fortunatamente inesplose grazie al tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri.
L’esplosione e il conseguente rogo hanno distrutto le finestre e danneggiato la recinzione esterna. Le telecamere di sorveglianza privata della zona hanno ripreso un uomo con il volto coperto che si avvicinava alla casa per piazzare il pacco bomba pochi secondi prima della deflagrazione.
L’attacco non è un episodio isolato, ma l’apice di una pesante e mirata escalation. Nella cassetta delle lettere di Cappellari è stata infatti rinvenuta una missiva anonima contenente esplicite minacce di morte, foto del reporter e duri attacchi alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al parroco anticamorra del Parco Verde di Caivano, don Maurizio Patriciello.
La “colpa” del giovane cronista vicentino è quella di aver raccontato con determinazione, pur vivendo a mille chilometri di distanza, la complessa realtà criminale e sociale di Caivano e di aver espresso forte solidarietà e sostegno all’opera di riscatto portata avanti dal sacerdote. Un impegno che aveva già fatto scattare i primi, preoccupanti segnali d’allarme, nel novembre 2025 una prima lettera anonima era stata recapitata a Cappellari con allegato un suo articolo sulle intimidazioni subite dal sacerdote. Nel febbraio 2026 una seconda busta minatoria era giunta direttamente alla redazione del giornale con l’intimazione: “Se non fate tacere Cappellari, lo faremo noi”.
Don Patriciello, appresa la notizia del grave attentato, ha espresso profondo sconcerto evidenziando la sovrapposizione delle minacce: “A febbraio, dopo essere stato in visita a Enego, mi è arrivata una lettera con minacce di morte rivolte a me, a Giorgia Meloni e a Cappellari. Abbiamo confrontato il materiale: dietro c’è chiaramente la stessa identica mano”.
L’attentato ha sollevato un’ondata unanime di sdegno e indignazione da parte delle massime cariche dello Stato e del mondo della politica, che vedono nel gesto un chiaro, intollerabile tentativo di silenziare il diritto di cronaca.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso la sua ferma condanna:
“Minacciare un cronista che sceglie di fare luce su realtà difficili come quella di Caivano e sul prezioso impegno di don Patriciello è inaccettabile. Rappresenta un attacco irricevibile alla libertà di stampa e informazione. Lo Stato non si farà intimidire da queste vili azioni e continuerà a lottare con determinazione contro ogni forma di criminalità organizzata”.
Anche il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha manifestato la propria vicinanza al reporter:
“Esprimo la mia più ferma condanna per il grave attentato incendiario. Ad Adriano Cappellari e alla sua famiglia giunga la mia più sentita solidarietà. È necessario fare piena luce su questo inquietante episodio: la libertà di stampa e il diritto di cronaca sono pilastri fondamentali della nostra democrazia che vanno tutelati e difesi contro ogni forma di violenza e intimidazione criminale”.
Parole di netta condanna sono arrivate dal vicepremier e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani:
“La mia totale vicinanza al giovane giornalista Adriano Cappellari per l’inaccettabile attentato subito. Chi attacca la libertà di stampa attacca la democrazia. Lo Stato risponderà con fermezza alla violenza criminale”.
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ribadito che le istituzioni non arretreranno di un passo:
“Solidarietà al giornalista Cappellari, a don Patriciello e al premier Meloni. Le minacce e le bombe carta dei clan non fermeranno l’azione dello Stato contro l’illegalità. Chi pensa di intimidire le istituzioni e la libera informazione ha già perso”.
La vicinanza al cronista ha unito l’intero arco costituzionale. Anche i leader delle opposizioni hanno fatto sentire la propria voce. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha dichiarato: “Siamo vicini ad Adriano Cappellari e alla sua famiglia. Questo attentato è un fatto gravissimo che colpisce un giovane giornalista impegnato nella denuncia sociale e tocca i vertici dello Stato e una figura simbolo come don Patriciello. La libertà d’informazione non si tocca”.
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha aggiunto: “L’attentato a Enego è un segnale d’allarme preoccupante sulla pervasività delle mafie anche al Nord. Piena solidarietà a Cappellari, a Meloni e a don Patriciello. Contro i clan serve una risposta compatta, senza distinzioni politiche”.
Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, è intervenuto con durezza: “Il Veneto respinge con forza questi metodi mafiosi. Esprimo la massima solidarietà al giovane cronista della nostra terra. Chi usa la violenza per tappare la bocca all’informazione troverà davanti a sé una comunità unita e istituzioni intransigenti”.
Il Sindacato Giornalisti Veneto (Sgv), la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) e l’Ordine dei Giornalisti hanno espresso immediata vicinanza al giovane collega, annunciando l’intenzione di costituirsi parte civile nel futuro processo contro gli attentatori: “Si tratta di una strategia di intimidazione mafiosa che va respinta con massima fermezza. Chiediamo alla magistratura e alle forze dell’ordine di fare immediata chiarezza. Non lasceremo solo un giovane collega colpevole unicamente di aver fatto il proprio dovere”.
Le indagini, affidate ai Carabinieri della compagnia di Bassano del Grappa e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) competente per i reati di matrice mafiosa, proseguono a ritmo serrato.
Gli inquirenti stanno analizzando i filmati delle telecamere di videosorveglianza e il contenuto delle lettere minatorie per individuare gli esecutori materiali e i mandanti.
Un attacco che dimostra, ancora una volta, come le mafie considerino il giornalismo d’inchiesta e di denuncia uno dei propri nemici più pericolosi, ovunque esso venga esercitato.
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