C’è una cappa pesante che grava su Caltanissetta in questo travagliato 2026
Un cielo oscuro, gonfio di nubi nere che si addensano giorno dopo giorno sui salotti della politica locale.
Non è una crisi passeggera, ma un incastro caotico di scandali, inchieste giudiziarie, turbamenti politici, addii repentini, nuovi e inaspettati amori e amori traditi.
Il tutto mentre la città sembra viaggiare a fari spenti nella notte (cit.) e a folle velocità, dritta contro un muro.
Le cronache politiche e giudiziarie di questi mesi ricordano drammaticamente la vigilia di Capodanno, una frenesia collettiva in cui i botti iniziano a farsi assordanti, in un crescendo che dovrebbe culminare nel “botto finale” di mezzanotte.
Ma c’è una netta, preoccupante differenza. Nella notte di San Silvestro, un secondo dopo la mezzanotte, si entra nel nuovo anno, il fumo si dirada, i rumori cominaino a cessare e subentra quella speranza, un po’ ingenua, che le cose possano finalmente migliorare.
A Caltanissetta no, in città sembra essere scoccata la mezzanotte esatta. I botti si sentono forti, chiari, devastanti, ma l’orologio sembra essersi inceppato…non vuole andare avanti, manca quel singolo secondo che farebbe calare il silenzio e un briciolo di agognata tranquillità e si resta sospesi in un limbo di incertezza e detonazioni continue.
Nel frattempo, all’interno di certi ambienti privati e di rappresentanza, l’atmosfera da festa è diventata una trappola, qualcuno comincia a guardarsi le mani con terrore, temendo di essersi già bruciato qualche dito e pensare che credevano di aver maneggiato quelle “stelline” pirotecniche credendo fossero innocue, poco più che un gioco da ragazzini per fare luce e farsi notare, ma non avevano calcolato che anche le scintille, apparentemente più insignificanti bruciano, e che se cadono sul tessuto di qualche divano, possono provocare incendi di proporzioni vaste e incontrollabili.
Quando l’incendio divampa, è una quasi logica conseguenza che dal comando mandino un “pompiere”. Una figura terza e autorevole, che si sa non arrivare per unirsi alla festa o discutere, ma per spegnere l’incendio. “Signori, accomodatevi fuori. Adesso tocca a me …adesso ci penso io”.
Questo sarà il diktat, e c’è da scommettere che coloro che erano presnti, fino a ieri loquaci e spavaldi, andranno via quatti quatti, muti muti, uscendo dal retro per non farsi vedere dalla città che assiste delusa e amareggiata.
Cosa succederà dopo? Il “pompiere”, una volta domati i focolai e spalancate le finestre per far cambiare l’aria, si accomoderà. censirà i danni, cercando di limitarli al massimo e poi farà l’unica cosa logica. chiamerà una nuova squadra di operai per ricostruire e ripristinare, si spera, il tutto.
Il messaggio, dunque, per chi è rimasto a guardare dalle retrovie, è chiaro e perentorio, “cari “operai”, non andate serenamente al mare o al limite matenetevi nelle vicinanze e siate reperibili, perché se il pompiere decide di fare i lavori subito, dovrete essere pronti e preparati”.
Caltanissetta è al bivio più buio, nonostante la luce delle fiamme, resta da capire se il prossimo secondo scatterà in tempo o se l’orologio rimarrà ancora “bloccato” a guardare le macerie di un incendio divenuto oramai quasi indomabile. Ad Maiora
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