Si aprono le porte del Palazzo di Giustizia per i primi interrogatori di garanzia nell’ambito dell’inchiesta che scuote la politica regionale siciliana. Al centro dell’indagine, condotta dalla Procura di Caltanissetta, sulla gestione dei fondi e il ruolo del deputato di Forza Italia, Michele Mancuso, per il quale è stata avanzata richiesta di arresti domiciliari.
L’ipotesi accusatoria ruota attorno a una presunta tangente da 12 mila euro, che il parlamentare avrebbe ricevuto in cambio di un finanziamento regionale di 98 mila euro destinato all’associazione «Gentemergente».
Il primo a comparire davanti ai giudici è stato Lorenzo Tricoli, ex sindaco di Sommatino e stretto collaboratore di Mancuso. Considerato dagli inquirenti il “mediatore” del passaggio di denaro, Tricoli ha affrontato i giornalisti prima dell’udienza respingendo ogni accusa con fermezza. “Non esiste alcuno scambio di denaro. Risponderò punto su punto al giudice per smontare queste ricostruzioni», ha dichiarato Tricoli.
Il fulcro della sua difesa riguarda le intercettazioni ambientali effettuate presso l’hotel San Michele. Secondo l’indagato, i riferimenti a “buste” e passaggi di contanti non avrebbero nulla a che fare con la corruzione.
La versione del regalo: Tricoli sostiene che le somme discusse fossero quote raccolte tra amici per il compleanno di Mancuso. “Aveva chiesto un regalo in busta e noi, come gruppo, gli abbiamo regalato un maglione. Tutto il resto è pettegolezzo”.
L’ex sindaco ha inoltre ribadito l’illogicità dell’accusa, sottolineando come il rapporto decennale con il deputato renderebbe superfluo qualsiasi schema corruttivo per ottenere favori.
Parallelamente, il GIP Santi Bologna ha ascoltato Ernesto Trapanese, esponente dell’associazione «Gentemergente». Assistito dai legali Falzone e Lupica, Trapanese ha rilasciato dichiarazioni spontanee per chiarire le contestazioni sulle presunte fatture gonfiate e sugli eventi fantasma.
La difesa ha presentato una ricostruzione tecnica dei fatti.
Le fatture nel mirino della Procura corrisponderebbero a prestazioni professionali effettivamente svolte per l’associazione.
In merito agli spettacoli che la Procura ritiene non eseguiti, i legali hanno spiegato che un evento fu inizialmente annullato causa pioggia, per poi essere regolarmente recuperato. Il raddoppio dei costi sarebbe dunque dovuto al doppio impegno di maestranze e fornitori per le due date.
Mentre i legali si dicono certi di poter dimostrare l’estraneità dei propri assistiti, l’indagine prosegue per verificare la solidità dell’impianto accusatorio. La Procura mira a determinare se il sistema dei finanziamenti regionali nel Nisseno sia stato inquinato da un meccanismo di scambio tra il mondo dell’associazionismo e i referenti politici locali.
Nelle prossime ore sono attesi ulteriori sviluppi che potrebbero confermare o ribaltare le misure cautelari richieste per i protagonisti della vicenda.
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