Un nostro lettore, Pasquale Trobia scrive:
“Prenotare una visita o un esame all’ospedale S. Elia oltre a essere una forma di ginnastica mentale, è una scommessa con sé stessi. Dovevo prenotare una visita cardiologica con ECG e un ecodoppler cardiaco e dicevo a me stesso “mi diranno fra un anno” per entrambe le prenotazioni.
Mi sono sbagliato perché per la visita cardiologica prenotata il 26 giugno, mi hanno prenotato per il 16 agosto 2027, cioè fra 14 mesi.
Per l’ecodoppler, invece, le cose sono andate diversamente: mi hanno prenotato per il 26 giugno 2028, cioè esattamente fra due anni.
Non so se ci sia da mettersi a ridere o fare la rivoluzione perché per esami del genere la tempestività fa la differenza. Per cui se hai i soldini per fare tutto privatamente, bene, altrimenti che Dio t’aiuti.
La cosa ancora più assurda è che visita cardiologica ed ecodoppler sono due cose strettamente legate e non è pensabile che si debbano fare a distanza di 10 mesi l’uno dall’altro. NON HA SENSO.
Il nostro Sindaco che oltre a essere il responsabile della Sanità dei cittadini è l’unico interlocutore del Direttore Generale del S. Elia, ha qualcosa da dire o i suoi impegni glielo impediscono?
Pasquale Trobia”
Nota della Redazione
Leggere quanto scrive il nostro lettore non suscita rabbia, ma un profondo senso di sgomento e, ammettiamolo, una punta di terrore. Quello che viene descritto non è un disservizio, è la sistematica smobilitazione del diritto alla salute, trasformato in una macabra lotteria dove la posta in gioco è la vita stessa del cittadino.
Quattordici mesi per una visita cardiologica. Ventiquattro mesi, due anni interi, per un ecodoppler. Due esami che, per logica clinica e buon senso, dovrebbero viaggiare in parallelo, separati invece da un abisso burocratico di dieci mesi.
Di fronte a patologie cardiovascolari, dove la tempestività non è un dettaglio ma il confine sottile tra la vita e una tragedia, la risposta del Servizio Sanitario al “Sant’Elia” è un invito formale a mettersi in fila e sperare nel miracolo.
Il nostro lettore centra il punto con spietata lucidità: “Se hai i soldini fai privatamente, altrimenti che Dio t’aiuti”.
È la certificazione della sanità per censo. Se il tuo portafoglio è gonfio, ti curi domani, se appartieni alla stragrande maggioranza dei cittadini che pagano le tasse e sostengono il welfare pubblico, vieni scaricato su un’agenda di prenotazioni che assomiglia più a un rinvio a giudizio che a una presa in carico medica.
E in tutto questo, il silenzio delle istituzioni locali è assordante.
Il Sindaco, che la legge definisce massima autorità sanitaria locale e che dovrebbe essere il primo e più agguerrito sindacalista dei diritti dei suoi cittadini davanti alla Direzione Generale dell’ASP e del Sant’Elia, cosa fa?
Quali impegni, quali priorità possono essere più urgenti della salute di chi lo ha eletto?
Attendiamo risposte. Non i soliti comunicati stampa infarciti di “stiamo lavorando”, “risolveremo” o sterili rimpalli di competenze.
Servono fatti. Perché di questo passo, l’unica “ginnastica mentale” che resterà da fare ai cittadini sarà quella di capire come sopravvivere a un sistema che sembra averli cinicamente dimenticati.

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