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Cronaca

Capaci, 34 anni dopo: la Giornata della Legalità unisce l’Italia nel segno della storia

Last updated: 23/05/2026 6:42
By Redazione 57 Views 7 Min Read
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Alle ore 17:58 del 23 maggio 1992, i sismografi dell’Osservatorio del Monte Cammarata registrarono una scossa equivalente a un piccolo terremoto. Non era un fenomeno naturale, ma la deflagrazione di 500 chili di tritolo che sventrarono un tratto dell’autostrada A29 all’altezza dello svincolo di Capaci. In quell’inferno di asfalto e fuoco persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo (anche lei magistrato) e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Contents
Le celebrazioni: l’inaugurazione a Palazzo Jung e il ponte con gli UffiziLa radice del cambiamento: la lezione del Maxiprocesso (1986-1987)Il monito attuale: una mafia che cambia pelleSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

Oggi l’Italia si ferma per il 34° anniversario della strage di Capaci. Una ricorrenza che coincide idealmente con un’altra importante pietra miliare della memoria civile: il 40° anniversario dell’inizio del Maxiprocesso, la titanica impresa giuridica che dimostrò al mondo come la mafia non fosse un’ombra invisibile, ma un nemico strutturato che lo Stato poteva colpire e sconfiggere.

Le celebrazioni: l’inaugurazione a Palazzo Jung e il ponte con gli Uffizi

I momenti più intensi delle commemorazioni si tengono a Palermo, dove la memoria si traduce in azione culturale concreta. Quest’anno la Fondazione Falcone ha inaugurato ufficialmente, alla presenza delle massime cariche dello Stato, il “Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” a Palazzo Jung.

Non si tratta di un semplice luogo di raccolta di cimeli, ma di uno spazio di cittadinanza attiva e interazione per i giovani. Per l’occasione, il museo ospita una mostra straordinaria intitolata “Il segno della rinascita – Gli Uffizi a Palermo”, realizzata in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi di Firenze. L’esposizione unisce simbolicamente il dolore e il riscatto della Sicilia con il ricordo della strage mafiosa di via dei Georgofili a Firenze, curando le ferite della storia attraverso la bellezza dell’arte.

Le tappe della memoria attraversano tutta la città, dalla deposizione della corona alla Stele di Capaci fino al tradizionale e spontaneo raduno pomeridiano sotto l’Albero Falcone in via Notarbartolo. Qui, alle ore 17:58 esatte, il Paese si unisce in un minuto di silenzio scandito dal suono delle sirene.

La radice del cambiamento: la lezione del Maxiprocesso (1986-1987)

Per capire l’origine della vendetta stragista di Cosa Nostra del 1992, bisogna fare un passo indietro di quarant’anni, all’eredità del Maxiprocesso di Palermo, istruito proprio da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Prima di allora, lo Stato processava i mafiosi per singoli reati isolati, ottenendo spesso clamorose assoluzioni per insufficienza di prove. Falcone e Borsellino, lavorando nel “Pool Antimafia”, ribaltarono radicalmente la strategia investigativa attraverso due intuizioni fondamentali:

– La visione unitaria: Capirono che Cosa Nostra non era una galassia di bande disorganizzate in guerra tra loro, ma un’organizzazione piramidale, unitaria e verticistica, retta da una “Cupola” di boss.

– I collaboratori di giustizia: Nel 1984 ottennero la fiducia di Tommaso Buscetta. Il primo grande “pentito” consegnò ai magistrati la chiave di lettura per decifrare l’organigramma e il linguaggio segreto dell’organizzazione.

Il processo si trasformò in un evento epocale e senza precedenti. Per ragioni di sicurezza venne costruita in tempi record l’Aula Bunker accanto al carcere dell’Ucciardone, una fortezza blindata progettata per resistere persino ad attacchi missilistici.

I numeri del Maxiprocesso
Imputati alla sbarra475 mafiosi
Durata del dibattimento22 mesi di udienze blindate
Sentenza di primo grado346 condanne e 19 ergastoli ai superboss (tra cui Totò Riina)
Anni totali di carcereOltre 2.660 anni di reclusione

Quando il 30 gennaio 1992 la Corte di Cassazione confermò definitivamente le condanne, il mito dell’impunità dei clan crollò per sempre. Fu proprio questo scacco matto giudiziario a spingere l’ala stragista guidata da Totò Riina a reagire con la violenza terroristica, pianificando gli attentati di Capaci e, appena due mesi dopo, di via D’Amelio.

Il monito attuale: una mafia che cambia pelle

Oggi la mafia non usa più il tritolo degli anni ’90, ma questo non la rende meno pericolosa. Le istituzioni e i magistrati inquirenti ricordano costantemente che Cosa Nostra ha cambiato pelle: si è fatta sommersa, invisibile, e preferisce infiltrarsi silenziosamente nell’economia legale, nei flussi finanziari e negli appalti, sfruttando le debolezze del tessuto imprenditoriale e le complicità della cosiddetta “zona grigia”.

“La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine.” Giovanni Falcone

A 34 anni dalla strage di Capaci, la risposta più forte a quel boato non è la retorica del ricordo, ma la realtà dei fatti: un’intera generazione di giovani che nel 1992 non era ancora nata e che oggi, nelle scuole, nelle piazze e nei musei della memoria, continua a far camminare quelle idee di legalità e libertà sui propri passi.

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