Un fulmine a ciel sereno scuote il mondo del giornalismo politico e accende uno scontro durissimo tra opposizioni e maggioranza. Federica Valenti, storica firma dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI) con oltre dieci anni di esperienza nel settore politico e ben 16 passati a seguire da vicino le dinamiche della Lega, è stata improvvisamente sollevata dal suo incarico. Per disposizione della direttrice Rita Lofano, la giornalista non si occuperà più di politica interna, ma verrà dirottata al servizio esteri.
Una decisione che ha fatto immediatamente saltare sulla sedia il Comitato di redazione (Cdr) dell’agenzia e i sindacati di categoria, convinti che dietro il trasferimento non vi siano logiche editoriali, ma una vera e propria punizione per aver fatto semplicemente il proprio lavoro: dare notizie.
A far precipitare la situazione sarebbe stato un recente retroscena firmato proprio da Valenti. La giornalista aveva raccontato in esclusiva i dettagli di un vertice ad altissima tensione tra i pesi massimi del Carroccio: il segretario Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il governatore del Veneto Luca Zaia. Un resoconto dettagliato che non sarebbe affatto piaciuto ai piani alti del partito.
Secondo quanto trapelato da fonti interne all’AGI, il siluramento sarebbe scattato dopo precise lamentele giunte dai vertici della Lega direttamente a Eni, la società partecipata dallo Stato che controlla l’agenzia di stampa.
Il Cdr dell’Agi, insieme a Fnsi e Stampa Romana, ha espresso totale sconcerto in una nota congiunta:
“Spostata dal servizio politico a quello esteri per aver dato notizie in esclusiva. Sembrerebbe l’unica motivazione logica. Una decisione assunta dalla direzione senza alcun confronto con il Cdr. La vicenda pone ancora una volta la questione dei ‘fattori esterni’ che puntano a condizionare l’informazione”.
Il caso è diventato immediatamente un caso politico nazionale. Il centrosinistra si è mobilitato in modo compatto, parlando di “metodi da regime” e puntando il dito direttamente contro il leader leghista e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini.
–Riccardo Magi (+Europa): Il segretario di Più Europa usa parole durissime: “Le mani del governo anche sulle agenzie di stampa. Che un vicepremier faccia pressioni per spostare una giornalista perché non gradisce gli articoli richiama ai peggiori regimi. Che lo faccia Salvini, il ministro artefice del disastro dei treni, è addirittura grottesco: pensi ai trasporti al collasso invece di fare il piccolo censore. Giù le mani dalla libertà di stampa”.
–Francesco Boccia (PD): Il capogruppo dem al Senato esprime totale vicinanza a Valenti e sposta l’attacco sul piano dell’azione di governo: “Salvini avrebbe molto lavoro da svolgere, vista l’inefficienza e i ritardi delle ferrovie e il fatto che il Ponte sullo Stretto è fermo per un’inchiesta per corruzione. Invece trova il tempo di fare ingerenze affinché una giornalista venga trasferita. Cosa ne pensano gli alleati di governo della Lega? Dobbiamo abituarci a metodi di questa natura?”
–Chiara Braga (PD): Sulla stessa linea la capogruppo PD alla Camera: “Un fatto gravissimo. Le notizie riportate sono l’indice di una insofferenza verso la libertà di stampa che questa destra mostra troppo spesso. Una prepotenza che nessun direttore dovrebbe accettare. Salvini lasci stare chi svolge il proprio mestiere con serietà”.
–Nicola Fratoianni (AVS): Il leader di Alleanza Verdi e Sinistra lancia un vero e proprio grido d’allarme occupazionale e democratico: “In questo Paese la libertà di stampa e il rispetto delle relazioni sindacali sta diventando un’emergenza. I vertici dell’Eni, invece di essere sensibili alle telefonate di qualche potente, dovrebbero preoccuparsi di valorizzare una delle più importanti agenzie del Paese, in cui tra l’altro il piano editoriale della direzione è stato sonoramente bocciato dalla redazione”.
Mentre il fronte delle opposizioni chiede a gran voce chiarimenti immediati alla governance di Eni e alla direzione dell’Agi, dalla maggioranza e dal ministero guidato da Salvini si attende ancora una replica ufficiale alle pesanti accuse di censura e ingerenza politica.

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