Un CD chiuso a chiave in una cassaforte della Camera, il veto istituzionale di Palazzo Montecitorio e la rabbia delle opposizioni. Il caso dell’esponente di Fratelli d’Italia infiamma il dibattito parlamentare.
Un supporto informatico custodito sotto chiave in una cassaforte nei palazzi della Camera dei Deputati è diventato il centro nevralgico di un aspro braccio di ferro politico e istituzionale. Al suo interno sono contenute le chat intercorse tra il parlamentare di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove, e il ristoratore Mauro Caroccia (attualmente detenuto a seguito dell’inchiesta “Affari di Famiglia”).
La richiesta della Procura di Roma di poter acquisire e utilizzare quelle conversazioni nell’ambito delle proprie indagini ha innescato un cortocircuito procedurale che ha paralizzato i lavori parlamentari e infiammato il dibattito politico tra maggioranza e opposizioni.
Il cortocircuito in Giunta e il “blocco” di Fontana
La tensione si è accesa sulle modalità di consultazione del materiale. Il presidente della Giunta per le Autorizzazioni, Devis Dori (Alleanza Verdi e Sinistra), aveva inizialmente disposto la possibilità per i deputati commissari di visionare il contenuto del CD per poter valutare nel merito la richiesta dei magistrati. Tuttavia, la decisione è stata congelata dal Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, bloccando la consultazione diretta degli atti da parte degli stessi deputati e del presidente Dori.
Un intervento che ha provocato una dura presa di posizione da parte dei gruppi d’opposizione:
- Devis Dori (AVS) ha denunciato una “situazione inedita di conflitto istituzionale”, accusando la presidenza di paralizzare le prerogative d’indagine interne della Giunta.
- Luana Zanella (AVS) ha contestato a Fontana una “scelta squisitamente politica”, volta a schermare l’esponente della maggioranza prima del voto decisivo.
- La maggioranza (Lega e FdI), per bocca di esponenti come Laura Cavandoli, ha difeso le disposizioni della presidenza, definendo le polemiche “pretestuose” e ricordando che le garanzie dell’articolo 68 della Costituzione impongono una rigida tutela dei dati e delle prerogative parlamentari.
La protesta delle opposizioni: cartelli, bende e casseforti simboliche
Dalla Giunta lo scontro si è rapidamente trasferito nelle Aule di Camera e Senato, con azioni dimostrative da parte delle forze di opposizione:
- La protesta del Movimento 5 Stelle: I deputati del M5S si sono presentati in Aula esibendo cartelli con la scritta “Fuori le chat!” e “Aprite la cassaforte!”, portando simbolicamente una piccola cassaforte in Aula per denunciare quella che definiscono una «manovra di insabbiamento». Le proteste hanno provocato forti momenti di tensione con i banchi della maggioranza, sfociati in bagarre sia a Montecitorio che a Palazzo Madama.
- La replica di Giuseppe Conte: Il leader pentastellato ha accusato il governo Meloni di utilizzare le istituzioni come “uno scudificio per proteggere i propri compagni di partito a scapito dell’accertamento della verità”.
- Il Partito Democratico: Con interventi di Federico Gianassi e Matteo Orfini, il PD ha rimarcato come l’esigenza di tutelare le prerogative parlamentari non debba trasformarsi in una «palese interferenza e ostacolo all’operato della magistratura».
Il quadro giuridico e gli scenari
La vicenda ruota attorno al confine delle guarentigie parlamentari previste dall’articolo 68 della Costituzione, che richiede l’autorizzazione della Camera di appartenenza per l’acquisizione di conversazioni o tabulati telefonici che coinvolgano un membro del Parlamento.
Mentre la Procura di Roma considera le conversazioni un elemento essenziale per ricostruire i rapporti e i flussi finanziari oggetto d’indagine, la maggioranza di centrodestra ha compattamente sostenuto l’improcedibilità dell’acquisizione, giudicando la richiesta dei magistrati non sufficientemente circoscritta o priva dei presupposti per superare la tutela della riservatezza del parlamentare.
L’episodio segna un nuovo capitolo di forte polarizzazione sui temi della giustizia e delle guarentigie politiche, destinato a lasciare strascichi nel confronto tra Parlamento e Magistratura.
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