Continua il tira e molla negoziale tra Stati Uniti e Iran. Anche per Trump è quasi fatta. Gli iraniani confermano, “ma non è imminente”
Un accordo che non c’è ancora, ma che potrebbe esserci. Forse. Tra qualche giorno. Chi lo sa. Lo stato dei negoziati tra Washington e Teheran resta appeso ai leak e alle traduzioni delle versioni ufficiali. C’è un “accordo di principio” annunciato da un funzionario americano anonimo al New York Times, più o meno smentito nei fatti dallo stesso Trump, che ha invitato i suoi negoziatori a non “affrettare la conclusione” delle trattative. Nel frattempo, il presidente Usa ha poi rivendicato su Truth Social di aver quasi risolto ciò che i suoi predecessori non erano riusciti a risolvere. Come da copione.
I punti cardine dell’intesa ipotetica sono la riapertura dello Stretto di Hormuz e lo smaltimento dell’uranio altamente arricchito iraniano. Su quest’ultimo punto, però, le parti divergono ancora: Trump vuole che gli Stati Uniti sequestrino il materiale; Teheran non ha commentato pubblicamente nulla. Tre funzionari iraniani, anch’essi anonimi, hanno ridimensionato la portata dell’accordo: si tratterebbe solo di un impegno a negoziare le questioni nucleari entro trenta-sessanta giorni. La moratoria sull’arricchimento, che Washington aveva a lungo richiesto per almeno vent’anni, per ora non è sul tavolo.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha parlato in una conferenza stampa dei contorni del potenziale accordo: “È corretto affermare che siamo giunti a una conclusione su gran parte delle questioni in discussione”, ha dichiarato. “Ma affermare che ciò significhi che la firma di un accordo sia imminente è un’affermazione che nessuno può fare”.
L’accordo deve essere approvato dalla leadership iraniana, compreso il leader supremo Mojtaba Khamenei, apparentemente difficile da raggiungere, il che potrebbe richiedere del tempo.
Sul fronte libanese, la situazione è più tesa. Il leader di Hezbollah Naim Qassem ha accolto favorevolmente un’eventuale intesa Iran-Usa – purché includa anche il suo gruppo – ma ha contemporaneamente condannato il governo di Beirut per aver avviato colloqui diretti con Israele e ha invitato i libanesi a “rovesciare” l’esecutivo. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha risposto duramente dall’India, accusando Hezbollah di voler trascinare il Libano nel caos. Ma ha anche annunciato che gli Stati Uniti potrebbero annunciare novità sui colloqui con l’Iran “forse già oggi”: “Abbiamo sul tavolo quella che ritengo una proposta piuttosto solida in termini di capacità di aprire lo stretto, renderlo nuovamente accessibile e avviare un negoziato concreto, significativo e a tempo limitato sulla questione nucleare”.
Quel che si profila, insomma, è un accordo quadro che apre la strada ad altri accordi, che a loro volta apriranno la strada ad altri ancora. Non c’è la pace, sul tavolo: c’è la riapertura di Hormuz. Il resto passa in secondo piano.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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