Se Luca Carboni scrivesse oggi la sua canzone degli anni ’90 tra i corridoi di Palazzo del Carmine, probabilmente aggiornerebbe il ritornello.
Se esistesse inoltre un premio Nobel per l’amnesia selettiva, i corridoi di Palazzo del Carmine sarebbero affollati di candidati.
Mentre la città osserva attonita il valzer delle poltrone, il vero spettacolo non è la politica, ma la biologia, perché a Caltanissetta, per sopravvivere alla politica locale, non basta più solo la prestanza atletica, “Ci vuole un fisico bestiale, ma ci vuole anche un fegato altrettanto bestiale”.
Fino all’altro ieri, criticare l’operato o mettere in dubbio l’“amore viscerale” di Michele Mancuso per la città era considerato un reato di lesa maestà. C’era la fila di pretoriani pronti a immolarsi sui social o in aula, brandendo lo scudo della coerenza e l’ascia della fedeltà assoluta. “Mancuso è la guida”, “Mancuso è il faro”, “Mancuso lavora per il bene della città” gridavano quelli che oggi, improvvisamente, sembrano aver smarrito la parola.
Oggi che il vento è cambiato, quegli stessi “pasdaran” della prima ora hanno scoperto il fascino discreto del mutismo. Assistono alle defenestrazioni, incassano le dichiarazioni di “tradimento della fiducia” e, cosa ancor più acrobatica, si preparano a stringere la mano a chi di parole pesanti ne ha pronunciate a secchiate.
Si può passare dall’osannare un leader al dimenticarne persino il cognome nello spazio di un mattino, purché la sedia resti ben salda sotto il baricentro.
La vera sfida per la salute, però, non è solo dimenticare il passato, ma ingoiare il presente.
Oggi esponenti che continuano a definirsi di centrodestra sono costretti a fare l’inchino ai nuovi acquisti, al ritmo di “Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più se sposti un po’ la seggiola
stai comodo anche tu…”.
Gli stessi nuovi “amici” che fino a ieri li trattavano come l’origine di tutti i mali nisseni è una scena che richiederebbe una fornitura industriale di Maalox.
Come si fa a guardare negli occhi chi li ha insultati, chi ha deriso il loro progetto, e accoglierli in maggioranza come se nulla fosse?
Semplice, serve quel famoso fegato bestiale. Un fegato capace di filtrare la dignità e trasformarla in “senso di responsabilità”, che in politichese stretto significa: non vogliamo andare a casa.
È affascinante osservare come il fango gettato addosso fino a ieri diventi oggi, per magia, profumo di lavanda. Chi osava mettere in dubbio l’operato del “leader maximo” veniva additato come nemico della città, oggi però, quegli stessi critici siedono a tavola con gli ex difensori di Mancuso, i quali accettano passivamente ogni cambio di rotta.
Forse è questa la nuova “salute di ferro” della politica nissena, non avere cioè più una spina dorsale che rischi di spezzarsi nei troppi inchini, ma solo un apparato digerente fuori dal comune.
Ma al di là della cronaca politica e delle capriole digestive, resta sul fondo un retrogusto che nemmeno il miglior amaro locale riuscirebbe a togliere.
Che esempio stiamo dando ai nostri figli? E, soprattutto, che esempio danno questi signori ai loro figli?
Il messaggio che trasuda dalle stanze di Palazzo del Carmine è di una chiarezza disarmante e devastante, la parola data non vale nemmeno il tempo di un post sui social.
Si è sdoganata l’idea che ci si possa rimangiare tutto, ideali, attacchi feroci, difese a spada tratta in cambio del classico “piatto di lenticchie”, purché quel piatto sia servito su una scrivania istituzionale, s’intende.
Stiamo dicendo alle nuove generazioni che la coerenza è un lusso che non ci si può permettere, che l’onore del proprio nome è merce di scambio e che, pur di restare incollati a una poltrona, si può sopportare qualunque umiliazione, persino chinare il capo davanti a chi ti ha ricoperto di fango fino a un minuto prima.
La politica a Caltanissetta sembra aver definitivamente divorziato dalla morale, ma il calcolo è cinico, tanto il popolo dimentica, tanto il popolo, tra una lamentela e l’altra, una promessa e l’altra, anche se poi non mantenuta, li voterà di nuovo.
Si è passati dal “fisico bestiale” alla “faccia di bronzo”, convinti che il potere giustifichi ogni nausea.
Ma quando si insegna che tutto ha un prezzo e nulla ha un valore, non ci si lamenti se poi i giovani scappano.
Perché in una città dove il fegato conta più della schiena dritta, non resta molto spazio per il futuro. Ad Maiora
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