L’ex presidente del Consiglio affronta un’audizione fiume di oltre cinque ore, depositando un documento in Procura sulla gestione delle mascherine e accusando il governo. La premier replica: «Nessun attacco personale, si faccia luce sulle risorse spese».
Si è svolta in un clima di durissimo scontro politico l’audizione del leader del Movimento 5 Stelle ed ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19. Un confronto fiume iniziato alle 15:00 e conclusosi dopo oltre cinque ore, la cui prosecuzione è stata già calendarizzata per il prossimo 14 settembre.
Lo scontro politico: “Plotone di esecuzione” e la risposta di Meloni
A margine e nel corso della seduta, Conte ha espresso parole estremamente dure sulla genesi e sull’operato dell’organismo parlamentare, individuando nella premier Giorgia Meloni la regista di un attacco mirato:
«Non dovete chiedere a me com’è andata l’audizione, dovete chiederlo a Giorgia Meloni. Lei è la regista di questo plotone di esecuzione in commissione e del circuito mediatico che getta fango da tempo. Invece di questi mezzucci, perché non mi affronta sul piano politico in modo serio e trasparente?» — Giuseppe Conte, leader del M5S
La risposta della presidente del Consiglio non si è fatta attendere ed è giunta via social, rivendicando la legittimità e la necessità del lavoro svolto dalla Commissione:
«La Commissione non è un plotone di esecuzione né un processo a una persona. A differenza di altri, non mi interessa gettare fango né trasformare una tragedia in uno scontro personale. Conoscere la verità sulle decisioni prese e sull’uso delle ingenti risorse pubbliche impiegate è un dovere verso una Nazione che ha pagato un prezzo altissimo.» — Giorgia Meloni, presidente del Consiglio
Il caso mascherine e il documento consegnato alla Procura
Tra i passaggi più rilevanti dell’audizione figura l’annuncio da parte dell’ex premier di aver consegnato lunedì scorso un esposto di 10 pagine alla Procura della Repubblica.
Il documento, giuntogli in forma anonima ma con qualifiche ben definite, riguarderebbe la transazione di circa 100 milioni di euro pubblici a favore della società Jc Electronics per la fornitura di oltre 7 milioni di mascherine che — secondo quanto denunciato da Conte — non corrispondevano alle caratteristiche e alle certificazioni richieste. Conte ha sollecitato la magistratura e le istituzioni a fare piena luce sull’erogazione di tali somme.
La difesa dell’operato del governo Conte II
Nel corso del suo intervento, il leader M5S ha difeso punto per punto le decisioni adottate durante i mesi più drammatici della pandemia:
- Stato di emergenza e Dpcm: Ha ribadito la stretta legalità e la necessità tecnica dello stato d’emergenza previsto dal Codice della Protezione Civile, definendo infondate le accuse di deriva autoritaria sollevate all’epoca dalle opposizioni.
- Vite salvate e misure economiche: Ha ricordato il blocco dei licenziamenti, le misure di contrasto alla povertà e l’accordo europeo che ha portato all’Italia le risorse del PNRR (220 miliardi di euro).
- Obblighi e Green Pass: Ha sottolineato come i provvedimenti contenitivi, inclusi il Green Pass e l’obbligo vaccinale per gli over 50, siano stati votati e condivisi anche da forze politiche oggi al governo come Lega e Forza Italia.
- Missioni estere e vicende personali: Ha respinto le speculazioni sulla missione di aiuti russi del 2020 (già chiarita in sede COPASIR) e rispedito al mittente le polemiche sulla presunta norma “salva-suocero”, ricordando come l’emendamento sulla tassa di soggiorno fosse stato sostenuto in modo trasversale dalle categorie di settore.
I lavori della Commissione riprenderanno a metà settembre per completare il quadro dei quesiti posti dai commissari. Il confronto dinanzi all’organismo d’inchiesta si preannuncia centrale nell’agenda politica del rientro autunnale.

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