Prosegue la mobilitazione dei 336 lavoratori del sito di contrada Savarino. I sindacati denunciano: “Azienda sorda al dialogo, stipendi ridotti e diritti calpestati”.
Le bandiere sindacali tornano a sventolare davanti alla sede della Posta Centrale di via Leone XIII. È qui che ieri i 336 dipendenti di Telecontact hanno dato vita a una nuova giornata di sciopero, alzando la voce contro quella che definiscono una gestione aziendale autoritaria e punitiva. Al centro della disputa, una serie di provvedimenti unilaterali che stanno pesantemente decurtando le buste paga dei lavoratori nisseni.
I tagli in busta paga: “Persi 150 euro al mese”
Secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, la situazione è precipitata a seguito dell’applicazione della parte speciale del contratto di lavoro. Gianluca Polizzi (CGIL) ha delineato un quadro preoccupante:
–Stop allo smart working: revocato senza concertazione.
–Addio ai buoni pasto: una perdita secca stimata in circa 150 euro mensili per ogni dipendente.
–Pressioni sul secondo livello: l’azienda spinge per un contratto integrativo al ribasso, minando ulteriormente la stabilità economica del personale.
“Siamo di fronte a un atteggiamento unilaterale dei dirigenti», spiega Polizzi. «Chiedono sacrifici e tagli ai benefit senza offrire garanzie, rendendo lo sciopero l’unica strada percorribile”.
Ancora più dura la posizione di Clementina Rosano (UIL), che legge in queste manovre un disegno più ampio e pericoloso. Dopo il fallimento della cessione del ramo d’azienda, Telecontact avrebbe iniziato una politica di erosione dei diritti acquisiti in 25 anni di attività.
“L’azienda ci sta accompagnando verso la fuoriuscita e l’esternalizzazione dei servizi», denuncia la sindacalista. «Il rischio reale è la chiusura totale. Non rifiutiamo il confronto sulla ristrutturazione, ma pretendiamo che l’azienda ritiri prima i provvedimenti unilaterali”.
La delegazione sindacale, che vedeva in prima fila anche Angela Sinopoli (CISL Fistel), Barbara Tornatore (CGIL), Salvatore Tulumello (RSU UIL) e Anna Carlino (RSU SLC CGIL), è stata unanime nelle richieste:
- Trattativa seria: Riapertura del tavolo negoziale senza precondizioni punitive.
- Piano Industriale: Una strategia di rilancio che non passi esclusivamente per il taglio del costo del lavoro.
- Tutela delle competenze: Valorizzazione della professionalità acquisita in oltre due decenni di servizio, oggi ignorata dalle nuove politiche aziendali.
Il braccio di ferro tra azienda e sindacati sembra lontano da una risoluzione. I lavoratori, tuttavia, si dicono pronti a continuare la protesta finché non verrà ripristinata la dignità salariale e professionale all’interno del sito di Caltanissetta.
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