Mancano ormai pochissimi giorni all’entrata in vigore della nuova tassa di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti dalla Cina e da altri Paesi extra-Ue. La misura, introdotta dall’ultima legge di bilancio, scatterà ufficialmente il prossimo 1° luglio, andando a sovrapporsi al già previsto dazio europeo di 3 euro.
Si profila così una vera e propria doppia tassazione sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro; un provvedimento fortemente contestato da Confetra (la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica), che ne chiede l’immediato blocco per evitare pesanti ripercussioni sull’intera filiera nazionale.
Il presidente di Confetra, Carlo De Ruvo, ha espresso forti preoccupazioni in una lettera formale indirizzata al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, evidenziando il rischio di un drastico contraccolpo economico:
«Questa misura provocherà il crollo di almeno il 50% dei traffici merci e farà perdere 25 milioni di euro allo Stato a causa della contrazione delle attività economiche».
Secondo quanto si apprende, il MEF starebbe attualmente vagliando il dossier per valutare i reali impatti della norma e l’ipotesi di correzioni in extremis.
L’obiettivo delle associazioni di categoria non è dar vita a proteste eclatanti, bensì far prevalere il buonsenso istituzionale. La richiesta minima avanzata dal direttore generale di Confetra, Andrea Cappa, è quella di far slittare l’applicazione del balzello nazionale a novembre, facendolo coincidere con l’introduzione della handling fee europea, una misura analoga che verrà applicata in modo uniforme in tutta l’Unione Europea.
Anche Confcommercio si è schierata a favore di una rimodulazione dei tempi. Pur appoggiando fermamente il dazio europeo — considerato uno strumento concreto e necessario per mitigare la concorrenza sleale e tutelare le imprese italiane — l’associazione teme che il contributo aggiuntivo deciso dal governo italiano possa rivelarsi controproducente.
Come sottolineato da Riccardo Garosci, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Aice (Associazione italiana commercio estero), l’imposizione di un ulteriore balzello nazionale rischia di generare un pericoloso “effetto boomerang”, penalizzando gli operatori interni e i consumatori anziché proteggere il mercato.
Nata inizialmente a gennaio con l’intento di contrastare l’avanzata travolgente dei colossi cinesi dell’e-commerce e dell’ultra fast fashion, la tassa nazionale ha già subito un percorso normativo travagliato. Il pagamento era stato inizialmente sospeso fino a marzo e successivamente prorogato fino a luglio, proprio con l’idea di farlo partire in concomitanza con il dazio europeo.
Un rinvio o una cancellazione definitiva rappresenterebbero l’ennesimo capitolo di una norma complessa e ampiamente dibattuta, la cui efficacia rimane al centro del confronto tra imprese e governo.

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