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Dopo Hamas, le Nazioni Unite mettono anche Israele nella lista nera per violenza sessuale. E il governo italiano tace

Autore: Redazione Visualizzazioni: 127 Tempo di lettura: 6 Pubblicato il: 28/05/2026
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Per anni il consenso filoisraeliano si è retto sulla violenza sessuale come crimine. Ora le Nazioni Unite accusano Israele e il governo tace

Contents
La prova morale e le sue crepeTutto questo, nel dibattito italiano, è rimasto fuori dall’inquadratura.Una fonte sola, due pesiSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

L’avevano detto per primi, e pure con esibito orgoglio. Quando nell’agosto 2025 le Nazioni Unite hanno iscritto Hamas nella lista nera dei responsabili di violenza sessuale nelle zone di conflitto, in Italia la maggioranza ha trasformato quel rapporto in una clava. La rappresentante speciale dell’Onu Pramila Patten, dopo la visita in Israele del marzo 2024, aveva concluso che c’erano motivi ragionevoli per ritenere che il 7 ottobre 2023 fossero stati commessi stupri e altre forme di violenza sessuale. Su quella conclusione si è costruita una parte robusta del consenso filoisraeliano, in Parlamento e nei talk. Lo stupro come arma, ripetuto, certificato, scolpito.

Oggi, 28 maggio 2026, le stesse Nazioni Unite hanno deciso di inserire anche Israele in quella lista. Accanto a Hamas. Accanto allo Stato islamico.

Lo ha annunciato, su X, l’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon, parlando di «una decisione politica» scollegata «dai fatti e dalla realtà». Il nuovo rapporto annuale sulla violenza sessuale nei conflitti ancora non è pubblico, e questo dettaglio conta, ma la reazione di Gerusalemme è già arrivata e dice molto: Israele ha sospeso la cooperazione con l’ufficio del segretario generale Antonio Guterres, che a fine anno conclude il mandato. «Chi è in grado di inserire Israele nella stessa lista dei terroristi e degli stupratori di Hamas non ha alcuna legittimità morale», ha aggiunto Danon. Tutto come da copione: quando i fatti smettono di servire, diventano calunnia.

La prova morale e le sue crepe

Per due anni il governo italiano ha usato il dossier sulla violenza sessuale come prova morale definitiva. Eppure quel dossier, in più passaggi, aveva basi fragili. L’inchiesta del New York Times del 28 dicembre 2023, «Screams Without Words», che aveva fissato lo stupro sistematico come pilastro del racconto sul 7 ottobre, è stata contestata dal kibbutz Be’eri su uno dei casi-simbolo, smontata in parte dallo stesso giornale su un testimone-chiave, e oltre sessanta docenti di giornalismo ne hanno chiesto una revisione indipendente. Lo stesso rapporto Onu dell’agosto 2025, accanto a Hamas, segnalava già le violenze sessuali commesse dalle forze israeliane sui detenuti palestinesi, e annotava che Israele aveva impedito le indagini.

Tutto questo, nel dibattito italiano, è rimasto fuori dall’inquadratura.

E adesso? Adesso il governo che ha eretto la propria fermezza sulla violenza sessuale come crimine assoluto si trova davanti la stessa accusa, stessa fonte, stesso organismo, rivolta allo Stato che difende. La parentesi di indignazione italiana, intanto, sembra essersi chiusa in fretta.

Il 20 maggio il video del ministro Itamar Ben-Gvir che umiliava gli attivisti della Flotilla ha prodotto la reazione più dura: Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno parlato di immagini «inaccettabili», Sergio Mattarella di gesto «infimo». Tajani ha chiesto all’Unione europea sanzioni contro il solo Ben-Gvir, misura che richiede l’unanimità dei Ventisette e che per ora ha il sostegno della sola Spagna. Sul resto, prudenza. Le opposizioni chiedono di passare dalle parole ai fatti, la premier «è in ritardo», dice Elly Schlein.

Una fonte sola, due pesi

Resta la domanda, e conviene leggerla lentamente e ad alta voce: se la violenza sessuale era il crimine che rendeva Hamas indifendibile, e la fonte era affidabile abbastanza da diventare argomento di governo, che si fa ora che la stessa fonte inchioda anche Israele?

Salvo decidere che l’Onu è autorevole quando accusa il nemico e politico quando accusa l’amico. Oppure si pensa davvero che gli unici stupri morali sotto accusa siano quelli di un ministro in un video, e che basti censurare lui per chiudere la pratica.

Il coraggio, scriveva Manzoni mettendolo in bocca a Don Abbondio, uno non se lo può dare. Don Abbondio almeno lo confessava. Il governo italiano, da parte sua, preferisce far finta di averlo speso tutto contro un solo uomo

Fonte lanotiziagiornale.it di Giulio Cavalli

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In merito agli argomenti trattati, Caltanissetta401.it resta a disposizione degli interessati per la pubblicazione di comunicati, precisazioni o eventuali repliche che verranno inviate alla redazione.
Invitiamo infine i lettori ad approfondire sempre i temi affrontati, consultando più fonti e formando autonomamente il proprio giudizio.

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