La guerra nel sud del Libano subisce una drammatica accelerazione. A poche ore dalla conquista strategica della fortezza medievale di Beaufort, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno formalmente ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di avviare una massiccia ondata di attacchi aerei su Dahiyeh, il sobborgo meridionale di Beirut considerato la roccaforte principale del movimento sciita Hezbollah.
La nota del governo israeliano e la situazione a Beirut
Secondo una dichiarazione congiunta rilasciata dal premier e dal capo del Pentagono israeliano, l’ordine di colpire la capitale libanese è una risposta diretta alle continue ostilità: “Alla luce delle ripetute violazioni del cessate il fuoco in Libano da parte dell’organizzazione terroristica Hezbollah e degli attacchi contro le nostre città e i nostri cittadini, abbiamo incaricato le IDF di colpire obiettivi terroristici nel distretto di Dahiyeh a Beirut”.
Parallelamente ai piani sulla capitale, la tensione resta altissima sul campo. Nelle ultime ore, un attacco condotto da un drone di Hezbollah carico di esplosivo ha colpito un insediamento militare israeliano nella città di Yohmor, provocando la morte di un soldato dell’IDF e il ferimento di altri tre. Sul fronte opposto, un raid israeliano nei pressi di un ospedale a Tiro ha causato il ferimento di tredici operatori sanitari libanesi.
Il valore della fortezza di Beaufort e la strategia di Netanyahu
L’ordinanza di colpire la periferia di Beirut giunge all’indomani di quello che Tel Aviv definisce un successo storico: la presa della cresta montuosa e del castello di Beaufort. La fortezza medievale, un simbolo ad altissimo valore strategico dal quale l’esercito israeliano si era ritirato ben 26 anni fa, è ora sotto il controllo della brigata Golani, che vi ha issato la bandiera nazionale.
In un videomessaggio alla nazione, Netanyahu ha celebrato l’avanzata oltre il fiume Litani parlando di una “svolta fondamentale” e annunciando la chiara intenzione di espandere ulteriormente le manovre di terra: “Siamo tornati uniti, determinati e più forti che mai. Abbiamo spezzato la barriera della paura e stiamo operando su tutti i fronti: in Siria, a Gaza e in Libano. Ripristineremo la sicurezza per gli abitanti del nord”. Stando ai dati forniti dallo stesso premier, dall’inizio delle operazioni militari l’IDF avrebbe eliminato migliaia di miliziani di Hezbollah, intensificando la pressione militare proprio mentre lo scacchiere diplomatico internazionale tenta una complessa mediazione.
Il dramma umanitario e la reazione di Beirut
Il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato duramente l’azione su X, definendola “una feroce e inaccettabile aggressione da parte di Israele”, promettendo il massimo impegno istituzionale per giungere a una tregua. I dati diffusi dal Ministero della Salute di Beirut continuano ad aggravarsi: dall’inizio della nuova ondata di ostilità si registrano oltre 3.400 morti, più di 10.000 feriti e una crisi umanitaria senza precedenti che conta circa 1 milione e 600mila sfollati interni.
Diplomazia internazionale: convocato d’urgenza il Consiglio di Sicurezza Onu
Di fronte al superamento della linea del Litani e alla nuova minaccia su Beirut, la comunità internazionale si muove. La Francia, ex potenza mandataria in Libano, ha definito l’avanzata israeliana “ingiustificabile” e ha chiesto con urgenza una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, fissata per il pomeriggio di oggi, lunedì 1 giugno.
Mentre l’Onu si riunisce a New York per evitare il collasso definitivo del cessate il fuoco, sullo sfondo restano i complessi tavoli negoziali collaterali: da un lato i canali arabo-statunitensi che ipotizzano una bozza di accordo mediata da Washington, dall’altro le dure frizioni geopolitiche tra gli Stati Uniti e l’Iran, con Teheran che ha già ammonito che “non esiterà ad aiutare il Libano in qualsiasi modo” di fronte all’escalation israeliana.