Sotto la lente della Procura di Velletri la deflagrazione nello stabilimento KNDS Ammo Italy. Calenda chiede chiarimenti in Parlamento, il ministro Crosetto frena: “Nessun elemento estraneo”.
L’esplosione verificatasi lo scorso 13 agosto nello stabilimento bellico KNDS Ammo Italy (ex Simmel Difesa) di Colleferro ha riacceso i riflettori sulla sicurezza delle infrastrutture militari e strategiche in Italia e nell’Unione Europea. La violenta deflagrazione ha sventrato un’ala del reparto pressatura polveri, provocando un cratere di circa dieci metri di diametro e un’onda d’urto avvertita a chilometri di distanza. Miracolosamente non si registrano vittime né feriti tra i lavoratori, che al momento dello scoppio si trovavano in un capannone distante circa 500 metri.
Le indagini della Procura e la pista bulgara
La Procura di Velletri, sotto il coordinamento del procuratore capo Carlo Villani, ha aperto un fascicolo d’inchiesta per disastro colposo a carico di ignoti. I rilievi condotti dal Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) dei Carabinieri si stanno concentrando sia sulla verifica di un tragico guasto interno, sia sulle possibili implicazioni nel contesto geopolitico attuale.
Gli inquirenti valutano infatti eventuali punti di contatto con l’episodio avvenuto appena tre giorni prima (il 10 agosto) in Bulgaria, dove un incendio seguito da esplosioni ha distrutto un deposito della società bellica EMCO a Beliča, azienda direttamente impegnata nella fornitura di munizioni e armamenti alle forze armate ucraine.
L’importanza strategica del sito di Colleferro
Lo stabilimento di Colleferro non è un sito industriale qualunque: fa parte di un nodo nevralgico della produzione della difesa europea. Nello specifico, l’impianto produce:
- Cariche modulari da 155 mm, fondamentali per i sistemi d’artiglieria forniti a Kyiv;
- Munizionamento di medio e grosso calibro per impieghi terrestri e navali;
- Propellenti e combustibili solidi per il settore aerospaziale.
Lo scontro politico: tra minaccia ibrida e cautela
L’evento ha immediatamente innescato una vivace polemica politica. Carlo Calenda (Azione) e Filippo Sensi (PD) hanno sollecitato il Governo a riferire in Parlamento alla ripresa dei lavori, evidenziando il forte risalto dato all’accaduto dalla propaganda e dai canali di disinformazione filo-russi. Secondo Calenda, qualora venisse accertata un’azione dolosa o un attacco ibrido, si tratterebbe del più grave atto di sabotaggio condotto sul suolo italiano dall’inizio del conflitto in Ucraina.
Di parere opposto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha invitato a evitare allarmismi infondati:
“Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno. Non c’è bisogno di inventare colpe per chi già ogni giorno, da anni, conduce una pericolosa guerra ibrida.”
Riflettori puntati sulla sicurezza nazionale
Sebbene i primi accertamenti propendano per un malfunzionamento durante la fase di lavorazione delle polveri da sparo, la vicenda resta sotto la stretta osservazione del COPASIR e delle agenzie di intelligence italiane, in coordinamento con gli alleati europei, per escludere qualsiasi forma di ingerenza o sabotaggio clandestino nella filiera della Difesa.

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