Un Documento di finanza pubblica (DFP) all’insegna del realismo, o forse della rassegnazione. Il Consiglio dei ministri ha approvato le nuove linee programmatiche per le casse dello Stato e le parole del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non lasciano spazio a trionfalismi: “I margini di bilancio sono particolarmente assottigliati.
Non viviamo in condizioni normali”. Dietro la retorica della “flessibilità” e della “responsabilità” contro gli shock energetici e il conflitto in Medio Oriente, si nasconde una manovra fortemente costretta, caratterizzata da stime di crescita riviste al ribasso, pesanti nodi strutturali e un cortocircuito strisciante con le nuove regole di Bruxelles.
Se il MEF prova a rivendicare un percorso di rientro del deficit più rapido del previsto nel 2025 (chiuso al 3,1% rispetto al 3,3% ipotizzato inizialmente), l’analisi approfondita dei numeri fa emergere quattro grandi criticità strutturali che apriranno inevitabilmente il fianco a dure critiche politiche ed economiche.
1. La crescita rallenta: il miraggio dello 0,6%La prima nota dolente riguarda il PIL. Il Governo è stato costretto a tagliare le stime di crescita per il 2026, portandole dallo 0,7% di ottobre a un modesto 0,6%. Anche per il 2027 la crescita si fermerà sulla stessa cifra, per poi toccare uno scarno 0,8% nel biennio successivo.Una crescita dello 0,6% rasenta la stagnazione economica. Con decimali così esigui, basta una qualsiasi fluttuazione negativa sui mercati o sui costi energetici per azzerare lo sviluppo e trascinare il Paese in recessione tecnica. Le opposizioni criticheranno la mancanza di una visione industriale capace di generare vero slancio, riducendo l’azione di governo a una mera gestione dell’esistente.
2. Spese militari e impegni NATO: il dietrofront sulla DifesaNel testo si legge che, per fare fronte ai rincari delle materie prime energetiche e sostenere le famiglie, sarà necessario “ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, inclusa la difesa”.Questa è una parziale retromarcia rispetto agli impegni internazionali. L’Italia è da tempo sotto la lente dell’Alleanza Atlantica per il mancato raggiungimento del target di spesa del 2% del PIL per la Difesa. Riprogrammare (ovvero tagliare o congelare) i fondi destinati ai militari espone il Paese a critiche sul piano internazionale da parte degli alleati NATO, proprio in un momento di fortissima tensione geopolitica.
3. La “morsa” del Superbonus e un debito immobileI dati macroeconomici confermano il forte impatto del passato sui conti attuali. Il debito pubblico subirà una fiammata nell’anno in corso, salendo al 138,6% del PIL (rispetto al 137,1% del consuntivo 2025). Il MEF attribuisce esplicitamente questa impennata all’impatto di cassa dei vecchi crediti d’imposta legati ai bonus edilizi (Superbonus).Sebbene il Governo continui a usare i crediti edilizi come scudo politico per giustificare i propri limiti finanziari, gli analisti finanziari guardano con forte preoccupazione alla traiettoria del debito. La discesa promessa dal 2027 (al 138,5%) è infinitesimale (appena lo 0,1% in meno) e troppo lenta. Con tassi di interesse ancora alti, il costo di rifinanziamento di questa enorme mole di debito rischia di fagocitare le poche risorse disponibili.
4. Il fattore UE: Un deficit al 2,9% sul filo del rasoio del nuovo Patto.
Il vero banco di prova del DFP è il posizionamento dei conti rispetto al nuovo Patto di Stabilità e Crescita europeo, approvato nella sua veste definitiva ad aprile 2024.
Il Governo ha fissato il target di deficit al 2,9% per il 2026 (rispetto al 2,8% ipotizzato in precedenza).
Si tratta di un’operazione di equilibrismo politico ed economico che svela luci e ombre:La soglia del 3% e la promozione “al pelo”: Prevedendo il 2,9%, l’Italia riesce teoricamente a posizionarsi nella “zona di sicurezza” sotto il tetto europeo del 3%. Tuttavia, lo scarto dalla soglia di pericolo è minimo (appena lo 0,1% di PIL), lasciando al Paese zero margini di errore di fronte a shock imprevisti.
Inoltre, lo slittamento ufficiale della previsione di uscita dalla procedura per deficit eccessivo al 2027 dimostra che l’aggiustamento strutturale cammina a passo ridotto.
La stretta sulla Spesa Netta: Le nuove regole europee si concentrano sulla traiettoria della spesa primaria netta. Il DFP evidenzia che la crescita di questo indicatore nel 2025 ha superato i limiti concordati con l’UE.
Per il 2026, il Governo stringe i freni programmatici portandola all’1,6%. Rallentare la spesa netta mentre si promette di sostenere i redditi configura un paradosso: per mantenere i bonus sociali e il taglio del cuneo, il Governo sarà costretto a operare tagli lineari sui ministeri (sanità, scuola, trasporti), alimentando le proteste interne per un’austerità mascherata.La scappatoia del “conto di controllo” e degli interessi.
Il MEF sottolinea che le deviazioni registrate si mantengono “entro le soglie di tolleranza” complessive stabilite dall’UE (la deviazione massima annua consentita è dello 0,3% del PIL).
Inoltre, l’Italia beneficia fino al 2027 di una clausola transitoria: l’aumento della spesa per interessi sul debito (prevista al 4,2% del PIL) viene riconosciuto come “fattore mitigante”.
Questo permette alla Commissione UE di “scontare” parzialmente lo sforzo richiesto, evitando per ora lo scontro frontale.In conclusioneIl DFP 2026 fotografa un’economia italiana in modalità “sopravvivenza”.
L’Italia si posiziona formalmente in regola con Bruxelles, ma sfruttando al massimo le flessibilità e le tolleranze temporanee concesse dal nuovo Patto.
Il Ministro Giorgetti si muove sul filo del rasoio, presentando un bilancio blindato dove ogni singola risorsa destinata al sociale viene strappata a un investimento strutturale o alla difesa.
Una strategia puramente difensiva che difficilmente basterà a rassicurare i mercati e i partner europei sul futuro della crescita italiana, specialmente quando, dal 2028, le clausole transitorie scadranno e i nodi del debito arriveranno definitivamente al pettine.
——————
Per rimanere aggiornato sulle ultime notizie locali segui gratis il canale WhatsApp di Caltanissetta401.it https://whatsapp.com/channel/0029VbAkvGI77qVRlECsmk0o