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Flotilla, bufera su Ben-Gvir: il video in cui deride gli attivisti scatena una crisi diplomatica nazionale e internazionale. Le reazioni

Last updated: 21/05/2026 6:21
By Redazione 73 Views 10 Min Read
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Una pesantissima crisi diplomatica si è abbattuta sul governo israeliano dopo la pubblicazione di un video shock da parte del ministro della Sicurezza Nazionale, l’esponente dell’estrema destra Itamar Ben-Gvir.

Nel filmato, girato al porto di Ashdod, il ministro deride e schernisce decine di attivisti internazionali della Global Sumud Flotilla (diretta a Gaza con aiuti umanitari e intercettata in acque internazionali), che appaiono ammanettati, bendati e costretti in ginocchio con la testa a terra.

Le immagini, diffuse dallo stesso Ben-Gvir sui social con didascalie provocatorie come “Benvenuti in Israele” e “Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”, mostrano il ministro sventolare una bandiera israeliana e urlare in faccia ai prigionieri: “Siamo noi i padroni di casa”. In un frammento del video si vede anche un attivista scaraventato a terra dalle forze di sicurezza dopo aver gridato “Free Palestine”.

Tra gli oltre 400 attivisti fermati figurano cittadini di decine di nazionalità diverse, inclusi diversi italiani (tra cui il deputato Dario Carotenuto e il giornalista Marco Mantovani).

In Italia la reazione è stata immediata e unanime, unendo la Presidenza della Repubblica, il governo e le opposizioni in una condanna senza appello.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha usato parole molto dure definendo l’accaduto un: “Trattamento incivile inflitto a persone fermate illegalmente in acque internazionali, che tocca un livello infimo ad opera di un ministro del governo di Israele”.

Giorgia Meloni e Antonio Tajani in una nota congiunta hanno definito le immagini “inaccettabili”. La premier Meloni ha dichiarato: “È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona”, pretendendo scuse formali da Israele per il totale disprezzo dimostrato. Tajani ha inoltre convocato l’ambasciatore israeliano a Roma, confermando che i cittadini italiani sono in via di rilascio ed espulsione verso Grecia o Turchia.

Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, ha definito le immagini “agghiaccianti” sottolineando che le parole non bastano più. Perfetto allineamento anche da parte dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), che ha preso nettamente le distanze da Ben-Gvir definendo il suo comportamento “grave e inaccettabile”.

Francesca Albanese, relatrice speciale ONU, ha chiesto all’Italia misure concrete, come la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele.

Il video ha sollevato un polverone globale, spingendo numerosi paesi alleati storici di Israele a proteste formali.

La Francia ha convocato l’ambasciatore israeliano, il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha definito i comportamenti di Ben-Gvir “totalmente inaccettabili”.

La Spagnaha espresso forte condanna per la violazione della dignità dei manifestanti e del diritto della navigazione

La Turchia per voce del ministero degli Esteri di Ankara ha accusato il governo israeliano di una “mentalità violenta e barbara” per le violenze fisiche e verbali.

In Australia la ministra degli Esteri Penny Wong ha definito le immagini “scioccanti e inaccettabili”, ricordando che l’Australia ha già sanzionato Ben-Gvir in passato.

Canada, Belgio e Olanda hanno fatto richiesta di chiarimenti urgenti e proteste formali per il trattamento degradante.

L’eco internazionale del video ha costretto lo stesso Premier israeliano Benjamin Netanyahu a una rara e durissima nota di censura pubblica contro il suo stesso ministro. Pur difendendo la legittimità del blocco marittimo della Flotilla, Netanyahu ha dichiarato: “Il modo in cui il ministro Ben-Gvir ha trattato gli attivisti non è in linea con i valori e le norme di Israele”, ordinando l’espulsione immediata dei detenuti per spegnere l’incendio diplomatico.

Ancora più pesante l’attacco del ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, che si è rivolto direttamente a Ben-Gvir sui canali social:

“Hai causato consapevolmente un danno enorme al nostro Stato con questa esibizione vergognosa, e non è la prima volta. Hai vanificato gli sforzi straordinari e professionali fatti da tantissime persone, dai soldati dell’IDF al personale del Ministero degli Esteri. No, tu non sei il volto di Israele”.

Ben-Gvir, dal canto suo, ha rigettato ogni critica replicando con una linea di totale chiusura: “Noi non porgiamo l’altra guancia”, continuando a chiedere la detenzione a lungo termine per gli attivisti, da lui considerati complici del terrorismo.

Resta da capire se, dietro questa ondata di sdegno e di formali condanne verbali, la comunità internazionale passerà ai fatti con sanzioni economiche o isolamento diplomatico. Il caso Flotilla si innesta in un contesto di tensioni già accumulate, in cui le cancellerie europee si trovano sotto la pressione dell’opinione pubblica.

L’episodio del video di Ben-Gvir ha tuttavia incrinato ulteriormente i rapporti con Israele.

Per la prima volta, i cittadini umiliati in diretta streaming non erano solo attivisti stranieri, ma tra di essei vi erano parlamentari e reporter europei e italiani.

Se l’Italia dovesse cedere alle pressioni interne e rimuovere il suo veto a Bruxelles sull’accordo, non si arriverebbe probabilmente a uno stop totale dello stesso, ma a una sospensione mirata,ad esempio, l’esclusione di Israele dai programmi scientifici Horizon o l’introduzione di dazi specifici sui prodotti provenienti dagli insediamenti.

Una mossa che infliggerebbe un danno economico e d’immagine senza precedenti a Tel Aviv.

L’Accordo di Associazione UE-Israele, in vigore dal 2000, rappresenta la spina dorsale dei rapporti economici, politici e culturali tra Bruxelles e Tel Aviv. Si tratta di un trattato bilaterale che inserisce Israele in una posizione di assoluto privilegio sul mercato europeo.

L’accordo in sintesi:

L’Unione Europea è il primo partner commercialedi Israele, rappresentando quasi un terzo del suo commercio totale. L’accordo garantisce a Tel Aviv vantaggi enormi:-

L’accordo elimina i dazi doganali sulla quasi totalità dei prodotti industriali e concede fortissime agevolazioni tariffarie sui prodotti agricoli e agroalimentari israeliani esportati in Europa.

Grazie a questo quadro, Israele (pur non essendo un Paese europeo) partecipa a pieno titolo a programmi miliardari di ricerca e innovazione come Horizon Europe, beneficiando di fondi e partnership tecnologiche strategiche.

Le aziende israeliane hanno il diritto di partecipare alle gare d’appalto pubbliche nei Paesi dell’UE a parità di condizioni con le aziende europee, e viceversa.

Nonostante la natura prevalentemente commerciale, l’accordo poggia su una base politica vincolante, esplicitata all’Articolo 2:

“Le relazioni tra le Parti, così come tutte le disposizioni dell’Accordo stesso, si fondano sul rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali […], che ispirano la loro politica interna ed internazionale e costituiscono un elemento essenziale del presente Accordo.”

La violazione di questo articolo permette legalmente a una delle parti (in questo caso l’UE) di sospendere unilateralmente, in tutto o in parte, i benefici commerciali e diplomatici previsti dal trattato.

L’ipotesi di attivare l’Articolo 2 e congelare l’accordo è stata sollevata più volte da Paesi come Spagna e Irlanda. Tuttavia, per essere applicata, richiede l’unanimità dei 27 Stati membri. L’Italia, storicamente, ha guidato il blocco dei Paesi “frenatori”, insieme a Germania, Austria e Repubblica Ceca, per diverse ragioni strategiche.

La diplomazia italiana ha sempre sostenuto che tagliare i ponti commerciali con Israele significherebbe perdere qualsiasi leva politica o capacità di mediazione per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Sospendere l’accordo, secondo questa linea, isolerebbe l’Europa anziché influenzare Tel Aviv.

L’Italia ha un interscambio economico miliardario con Israele, in particolare nei settori della tecnologia, dell’energia (accordi sul gas nel Mediterraneo orientale) e della difesa. Danneggiare l’accordo di associazione colpirebbe di riflesso anche le imprese italiane.

Roma ha spesso manifestato il timore che l’uso delle sanzioni commerciali su larga scala possa irrigidire ulteriormente il governo israeliano, spingendolo verso posizioni ancora più radicali e incontrollabili, vanificando la diplomazia tradizionale.

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