I soldati identificati grazie a un’inchiesta di Al Jazeera
La storia di Hind Rajab – la bambina di cinque anni uccisa a Gaza il 26 gennaio 2024 sotto il fuoco israeliano mentre al telefono chiedeva disperatamente aiuto agli operatori della Mezzaluna Rossa – non si ferma.
Dopo un film ( “La voce di Hind Rajab” vincitore del Leone d’Argento a Venezia) dopo cortometraggi e documentari, un’inchiesta giornalistica della testata del Qatar, Al Jazeera, ha identificato, rintracciato e messo sotto accusa per la sua morte 24 soldati e membri dell’Idf .
E la fondazione che porta il nome della piccola – Fondazione Hind Rajab – ha denunciato questi nomi alla Corte Penale Internazionale dell’Aja, qui dove si trovano anche le denunce contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant, premier e ministro della Difesa israeliano accusati di crimini contro l’umanità.
Su X sono state diffuse anche le foto di coloro che secondo l’accusa avrebbero fatto parte del convoglio militare che crivellò di colpi l’auto in cui si trovava Hind Rajab, la sua famiglia e due paramedici.
Le accuse ai militari
Secondo la fondazione, il comandante generale dei carri armati presenti al momento dell’uccisione della famiglia era il colonnello Beni Aharon della 401a Brigata Corazzata israeliana. Il colonnello Aharon è già oggetto di una denuncia penale presso la Corte penale internazionale (CPI) presentata dalla Fondazione Hind Rajab, che utilizza filmati sui social media catturati dai soldati israeliani durante le operazioni a Gaza come base per i procedimenti penali per crimini di guerra.
Nella foto il colonnello Beni Aharon

Secondo l’accusa i militari si sarebbero macchiati di “crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio”, sulla base dello Statuto di Roma. Oltre alla denuncia all’Aia, sono stati avviati procedimenti penali anche in altri paesi, tra cui l’Argentina, contro uno dei soldati dell’equipaggio del carro armato coinvolto.

La storia di Hind Rajab
Era il 29 gennaio 2024 Hind Rajab, cinque anni, si trovava in macchina insieme ad altri cinque familiari. Nella Kia Picanto era seduta sul sedile posteriore – e qui, in questa posizione sarà poi trovata morta – mentre la famiglia fuggiva da casa dopo l’ordine di evacuazione dal nord di Gaza. Dopo poche centinaia di metri l’auto viene colpita dai soldati israeliani. Intorno ci sono 4 carri armati. Muoiono tutti tranne lei e la cugina, Layan, 15 anni, chiama uno zio per dire che sono in auto sole e sotto attacco israeliano. Passa il tempo. Un’ora e mezzo dopo, verso le 13,30, la ragazza contatta anche la Mezzaluna Rossa: “Ci stanno sparando, il carro armato è di fianco a me”, ma una raffica, 64 colpi in 6 secondi, interrompe la comunicazione.
A questo punto Hind rimane da sola. La Mezzaluna Rossa richiama il numero, dalla sala operativa di Ramallah e rimane al telefono con la piccola per tre ore.
“Ho paura del buio”
“Ho paura del buio”, dice più volte agli operatori. Parte il coordinamento con l’esercito israeliano per inviare un’ambulanza attraverso una via sicura, come vuole la prassi. Solo molte ore dopo, nel tardo pomeriggio arrivano autorizzazione e mappa e un mezzo con a bordo due paramedici, Yousef Zeino e Ahmed al Madhoun, alle 17.40 parte subito da un’ospedale a soli tre chilometri dall’auto assediata. Poco dopo le 18 la comunicazione con Hind si interrompe improvvisamente. La macchina viene ritrovata crivellata con 335 fori di proiettili. La piccola morta nel sedile posteriore, i due paramedici morti carbonizzati. L’auto venne ritrovata il 20 febbraio 2024.
Fonte La7


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