Si riaccende lo scontro sui movimenti secondari e sulla gestione dei flussi migratori all’interno dell’Unione Europea. La Germania ha annunciato la ripresa dei trasferimenti in Italia dei cosiddetti “dublinanti” – i richiedenti asilo che, entrati nell’UE attraverso la penisola italiana, si sono successivamente spostati verso il Nord Europa.
La decisione, maturata nell’alveo del nuovo Patto UE sulla Migrazione e l’Asilo entrato in vigore il 12 giugno 2026, segna una svolta rigorista da parte del governo del Cancelliere Friedrich Merz, sotto pressione politica interna per l’ascesa nei sondaggi dell’estrema destra di AfD.
Il primo caso di respingimento: la vicenda della giovane somala
Il primo trasferimento operativo è previsto per il 19 agosto, giorno in cui una giovane somala di 22 anni, attualmente ospitata in un centro d’accoglienza in Baviera, dovrebbe essere rimpatriata in Italia.
Secondo i ministeri competenti tedeschi, avendo la donna fatto il suo primo ingresso sul suolo dell’Unione Europea attraverso le coste italiane, la responsabilità legale dell’esame della domanda di asilo spetta interamente a Roma.
A conferma della linea dura, un portavoce del Ministero dell’Interno tedesco ha ribadito che:
«Il corretto funzionamento del sistema di Dublino costituisce una condizione imprescindibile per il successo del Sistema Europeo Comune di Asilo (SECA). Berlino si aspetta che i trasferimenti verso Italia e Grecia vengano ripristinati pienamente.»
Il quadro normativo: il nuovo Patto UE e gli accordi bilaterali
Dal 2022 il governo italiano aveva sospeso la riaccoglienza dei richiedenti asilo soggetti al Regolamento di Dublino, adducendo la saturazione delle capacità ricettive nazionali e l’assenza di un’equa redistribuzione dei flussi a livello europeo.
Tuttavia, Berlino richiama gli impegni assunti nell’ambito delle trattative comunitarie e dell’intesa bilaterale siglata alla fine del 2025, sostanziando la ripresa delle procedure formali di presa in carico a decorre dal nuovo quadro normativo entrato in vigore a giugno.
La replica di Roma: «Accordo sul pregresso e compensazione per le ONG»
Da parte italiana la risposta del Viminale non si è fatta attendere. Fonti del Ministero dell’Interno hanno precisato la posizione italiana, smentendo la presenza di pendenze pregresse e ponendo paletti precisi per il futuro:
- Azzeramento del pregresso: L’Italia considera azzerate le posizioni di tutti i migranti giunti nell’Unione Europea prima del 12 giugno 2026, in virtù degli intese negoziali e transitorie sottoscritte con i partner europei.
- Tempi tecnici sulle nuove entrate: Per i migranti giunti in Italia successivamente a tale data, il Viminale ritiene del tutto prematura la configurazione di posizioni da “dublinante”, giacché non sono ancora maturate le tempistiche procedurali per l’accertamento dei movimenti secondari.
- La clausola di compensazione: Per gli eventuali casi futuri, il governo italiano intende eccepire il principio di compensazione: ogni eventuale riassunzione di responsabilità dovrà essere computata e scomputata tenendo conto dei migranti soccorsi e sbarcati sul territorio italiano da navi ONG battenti bandiera straniera (in primis tedesca).
Un’Europa divisa sul nodo dei flussi
La riapertura del fronte migratorio tra Berlino e Roma si inserisce in un contesto europeo già teso, segnato da recenti frizioni ai valichi di confine e misure straordinarie adottate da altri Paesi membri (come i controlli rafforzati annunciati da Madrid sui collegamenti marittimi e aerei dall’Italia).
Mentre la Commissione Europea invita gli Stati membri alla piena e coordinata attuazione del Patto sulla Migrazione, la partita tra Paesi di primo approdo e Paesi di destinazione finale resta aperta e complessa.

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