Un’ondata coordinata di minacce sta mettendo a dura prova la sicurezza dei Paesi europei, configurandosi come una vera e propria operazione di guerra ibrida. Al centro del caso ci sono falsi allarmi bomba contro voli di linea e infrastrutture critiche, attacchi informatici mirati — come quello registrato al megatunnel del Brennero — e intimidazioni digitali dirette ai vertici istituzionali, tra cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
1. La pista russa e l’offensiva dei falsi allarmi in Europa
Nei primi giorni di novembre 2026, i cieli e i trasporti europei sono stati investiti da una serie anomala di minacce. Secondo i dati di Eurocontrol, decine di voli civili sono stati presi di mira da email e telefonate anonime di allarme bomba (tra cui 14 voli registrati il 6 novembre, 14 il 5 e 7 il 3 novembre), costringendo gli scali e le autorità a imponenti misure di sicurezza e caccia militari di scorta.
Le agenzie d’intelligence e di sicurezza di diversi Paesi europei stanno vagliando con attenzione la pista russa. Sebbene manchi ancora un’attribuzione ufficiale e definitiva, i primi indizi forensi, il movente geopolitico e le modalità operative indicano una chiara strategia: seminare il caos, logorare le risorse pubbliche e generare sfiducia dei cittadini nella tenuta dei governi democratici.
«Mosca vuole destabilizzare l’Europa e creare il panico», ha denunciato con forza il ministro Antonio Tajani, evidenziando come la strategia punti a colpire la vita quotidiana e i servizi essenziali.
2. Attacchi informatici: dal Tunnel del Brennero al dark web
La pressione ibrida non si limita ai falsi allarmi telefonici o via mail, ma colpisce direttamente il cyberspazio e le infrastrutture strategiche:
- Il caso Brennero: La società operativa del megatunnel ha confermato un attacco informatico mirato rivendicato da gruppi di hacker (tra cui i sospetti legati al gruppo “Everest”, noti per operazioni estorsive). L’intrusione ha portato a un accesso parziale ai dati accessibili via internet, anche se non si registrano al momento ripercussioni operative dirette sui trasporti ferroviari.
- I dati di Tajani sul dark web: Lo stesso Antonio Tajani ha confermato che i suoi dati personali e informazioni riservate sono stati diffusi sul dark web. Un’azione che il ministro collega direttamente alla ferma posizione italiana a sostegno dell’Ucraina: «È la ragione politica per cui sono entrato nel mirino», ha dichiarato, sottolineando che tali ritorsioni non piegheranno la linea del governo.
3. La reazione del governo e la risposta europea
La premier Giorgia Meloni ha espresso forte preoccupazione per la messa nel mirino delle infrastrutture civili e dei rappresentanti istituzionali, ribadendo che la difesa della sovranità e della sicurezza informatica nazionale rappresenta una priorità assoluta.
Anche altri Paesi, come la Spagna, denunciano una costante operazione di logoramento psicologico e disinformazione. Di fronte a questa minaccia transnazionale, l’Unione Europea e le agenzie di intelligence accelerano la cooperazione giudiziaria e investigativa, con l’obiettivo di smantellare le reti di hacker responsabili e rafforzare le difese digitali e fisiche del continente.
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