L’immagine della “città che non dorme mai” sta sbiadendo sotto i colpi della crisi globale. Da sabato scorso, il governo egiziano ha imposto una drastica riduzione dell’illuminazione pubblica e la chiusura obbligatoria di gran parte delle attività commerciali a partire dalle ore 21:00.
Le ragioni del buio: costi triplicati
La decisione, annunciata dal Primo Ministro Mostafa Madbouly, non è estetica ma puramente economica. La guerra e le tensioni internazionali hanno sconvolto il mercato degli idrocarburi, dai quali l’Egitto dipende per la produzione di elettricità. I numeri descrivono un’emergenza finanziaria senza precedenti:
- Spesa energetica pre-crisi: 560 milioni di dollari al mese.
- Spesa energetica attuale: 1,6 miliardi di dollari al mese.
Con costi quasi triplicati, il governo è stato costretto a correre ai ripari per evitare il collasso delle riserve valutarie, razionando l’energia dove possibile.
Una capitale ferita nelle sue abitudini
L’impatto più profondo si avverte al Cairo. Nella metropoli egiziana, la vita pulsa tradizionalmente dopo il tramonto, quando le temperature si abbassano e le strade si riempiono di cittadini in cerca di socialità. Il provvedimento colpisce duramente:
- Ristoranti e Bar: Obbligati alla serranda abbassata nel momento di massima affluenza.
- Centri commerciali e sportivi: Luci spente e cancelli chiusi.
- Lavoro agile: Per ridurre il consumo di carburante legato ai trasporti, è stato dato forte impulso allo smart working.
“Le misure resteranno in vigore per tutto il mese di aprile, con la possibilità di un rinnovo nel caso in cui la crisi degli approvvigionamenti non dovesse placarsi.”
L’eccezione strategica: il turismo
Non tutto il Paese, però, rimarrà al buio. Il governo ha scelto di preservare il settore turistico, che rappresenta circa il 10% del PIL nazionale.
- Hotel e siti archeologici: Sono esentati dalle restrizioni per non compromettere l’esperienza dei visitatori stranieri.
- Sicurezza energetica: Molte strutture di lusso si sono già dotate di generatori autonomi per far fronte a eventuali blackout improvvisi, garantendo continuità nei servizi.
L’Egitto si trova oggi a un bivio: proteggere i conti pubblici sacrificando la vivacità delle proprie notti, sperando che un mese di “sacrificio elettrico” sia sufficiente a superare la fase più acuta della crisi.
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