Quello che doveva essere un tavolo di pacificazione e analisi per ricucire gli strappi dopo la recente battuta d’arresto alle elezioni amministrative si è trasformato, nel giro di pochi minuti, in una vera e propria polveriera.
Al centro dello scontro all’interno della coalizione di centrodestra all’Assemblea Regionale Siciliana c’è il “caso” del sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio.
L’innesco dello scontro: MPA contro LegaIl vertice di maggioranza, convocato proprio con l’obiettivo di ritrovare la compattezza e fare quadrato dopo i deludenti risultati dei seggi, è iniziato subito in salita. A far saltare i piani di una transizione serena è stato il Movimento per l’Autonomia (MPA), che ha lanciato un duro affondo politico direttamente all’indirizzo della Lega.
Il primo cittadino di Serradifalco, esponente del carroccio e figlio dell’ex manager della sanità Daniela Faraoni, è finito al centro di una dura contestazione legata alla sua incandidabilità/ineleggibilità, una questione tecnica e politica che era comunque nota ai corridoi dei palazzi regionali già da tempo.
Un vertice nato sotto cattivi auspiciL’offensiva dell’MPA è stata letta da molti osservatori come un chiaro segnale di battaglia geopolitica interna alla coalizione, volto a ridisegnare i rapporti di forza tra i partiti autonomisti e la Lega nell’Isola. Le tensioni accumulate durante la campagna elettorale per le amministrative, anziché essere superate, sono state esasperate dal dibattito sulle regole di candidatura dei sindaci dei medi e piccoli comuni.
Anziché blindare l’alleanza e tracciare la linea per i prossimi mesi di governo, i leader della coalizione si sono trovati di fronte a una discussione che è proseguita “perfino peggio” rispetto alle premesse, confermando la fragilità numerica e politica che in questo momento storico caratterizza l’asse di centrodestra all’ARS.
Il caso sollevato non riguarda solo le sorti politiche del comune del Nisseno, ma rischia di produrre un effetto domino sulle riforme degli enti locali ancora in discussione in Aula, a partire dal nodo del terzo mandato e dalle incompatibilità giuridiche dei primi cittadini. Resta da capire se i mediatori della coalizione riusciranno a rimettere insieme i pezzi o se le crepe aperte dal caso Serradifalco segneranno l’inizio di una crisi di più ampie proporzioni per la maggioranza.
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