Il dibattito sulla gestione idrica in Sicilia si intensifica, con la Corte dei Conti che mette in luce le criticità di 25 anni di gestione e la questione del costo dell’acqua che rimane un nodo irrisolto. L’inchiesta, originariamente pubblicata su La Sicilia a firma di Salvo Palazzolo, rivela un quadro complesso di tariffe non uniformi, mancati introiti per la Regione e un sospetto di doppia fatturazione.
Secondo la Sezione di Controllo della Corte dei Conti siciliana, non esiste un costo dell’acqua determinato in modo uniforme nell’Isola. La tariffa “varia in base a diversi fattori e regolamentazioni,” un sintomo del fallimento della gestione idrica.
Il punto più critico sollevato dai magistrati contabili riguarda la partecipata regionale Siciliacque (il cui socio di maggioranza è Italgas), che distribuisce l’acqua all’ingrosso. Nonostante applichi una tariffa ai propri clienti (vendendo l’acqua a 0,696 euro al metro cubo), Siciliacque non paga alcun canone alla Regione per l’utilizzo della risorsa idrica che preleva, paga solo un canone di utilizzo per le infrastrutture (acquedotti e dighe) ricevute in gestione.
La Corte dei Conti critica questa prassi, evidenziando che una “gestione improntata ai postulati dell’economicità” dovrebbe prevedere la riscossione di un canone da parte della Regione, in quanto la risorsa idrica viene utilizzata da un concessionario, in parte privato, che a sua volta incassa le tariffe per la distribuzione.
La necessità di definire una tariffa idrica unica è stata riconosciuta: il Documento di Economia e Finanza Regionale (Defr) 2025-2027 indica l’obiettivo di determinare univocamente la tariffa da applicare nell’intero Distretto idrografico. Tuttavia, la Corte dei Conti annota che “la Regione ad oggi non ha individuato il soggetto responsabile della predisposizione della tariffa.”
Un nuovo contenzioso emerge riguardo ai dissalatori mobili di Porto Empedocle, Trapani e Gela, infrastrutture affidate in gestione a Siciliacque e finanziate interamente dalla Regione (100 milioni per la costruzione e 67 milioni per la gestione fino al 2027).
L’Aica (Azienda idrica dei Comuni agrigentini) ha sollevato un’accusa pesante, inviando una lettera a Siciliacque: “L’acqua del dissalatore viene pagata due volte.”
Il sospetto di Aica è che l’acqua prodotta dai dissalatori,i cui costi sono già coperti dalla Regione, venga mischiata a quella di altre fonti e successivamente fatturata ai Comuni, generando una “duplicazione del corrispettivo.” Aica ha intimato a Siciliacque di fornire entro 15 giorni la documentazione tecnica che attesti i volumi prodotti e i dettagli delle fatture.
Anche Legambiente Sicilia ha espresso preoccupazione, ponendo l’accento sulla necessità di trasparenza riguardo ai volumi effettivamente prodotti dal dissalatore di Porto Empedocle. Giuseppe Riccobene di Legambiente evidenzia inoltre la mancanza di investimenti promessi da Siciliacque e il mancato controllo della Regione. La domanda è chiara: “Come si spiega altrimenti che Siciliacque, nonostante sia creditrice di decine di milioni di euro dai Comuni, continui a fare utili?“
La gestione dell’acqua in Sicilia si conferma dunque un campo minato di questioni economiche, legali e amministrative, in attesa di una riforma che porti a chiarezza e uniformità tariffaria.
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