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Il discorso che manca: quel richiamo all’ordine, sulle querelle tra assessori e consiglieri d’opposizione e rimproveri ai cittadini

Autore: Sergio Cirlinci Visualizzazioni: 676 Tempo di lettura: 8 Pubblicato il: 21/02/2026
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In una politica cittadina che somiglia sempre più a un ring polveroso, dove i colpi bassi sembrano aver sostituito il confronto sulle delibere, c’è un grande assente.

Non parliamo di un assessore o di un consigliere distratto, ma di un segnale di autorevolezza che molti cittadini, stanchi dello spettacolo a cui sono costretti ad assistere ad ogni consiglio comunale, starebbero aspettando da tempo.

Se il Comune fosse un’azienda o una squadra sportiva, il capitano sarebbe già sceso in campo a fischiare la fine delle ostilità, ponendo delle regole ben precise e per evitare che ognuno agisca per conto proprio senza alcuna regola.

Se nelle scorse ore, fosse apparso, nella mail delle redazioni giornalistiche o sul portale istituzionale un comunicato ufficiale del Sindaco, il testo ricevuto sarebbe stato con toni fermi, volto a spegnere l’incendio dei frequenti battibecchi tra assessori e consiglieri di opposizione, ne ricordiamo soltanto alcuni, i richiami al consigliere Gambino di non aver fatto lui le cose di cui oggi si lamenta quando era sindaco, quella tra gli assessori Delpopolo e Mirisola e la consigliera Petitto e quella tra il consiglere Turturici e l’ass. Falcone.

Il sindaco ha affermato e confermato che non è sua intenzione dimettersi, di conseguenza, per evitare che prima o poi qualche parola di troppo possa degenrare e portare ad altro genere di scontri, in un suo intervento, nel nostro ipotetico intervento, avrebbe dovuto pronunciare parole chiare e ferme:

“Prendo fermamente le distanze da quanto letto e sentito negli ultimi mesi e giorni. Non condivido i toni di questi scontri, che condanno senza riserve. Chi amministra la città ha il dovere di rappresentare tutti, di rispondere ai cittadini e non attaccarli e che certi battibecchi non fanno altro che allontanare i cittadini dalla politici, non facendo fare una bella figura a tutti.”

Il comunicato ideale sarebbe proseguito con un monito diretto alla propria maggioranza, ma anche all’opposizione, per resettare il clima “velenoso”:

“È necessario che torni il rispetto. Alla maggioranza dico che bisogna smetterla di usare frasi del tipo “perchè non lo avete fatto voi quando amministravate”, “avete perso e ancora non lo digerite” , “mistificatori della realtà”. Invito anche l’opposizione ad abbassare i toni, a non accusare senza prove precise e ad essere più propositiva, più costruttiva e meno polemica. Si pensi al bene comune: siamo una squadra e come tale dobbiamo portare a casa la vittoria insieme. In questa barca, o si vince tutti o si affonda tutti.”

Un auspicio di sereno confronto, insomma, nell’ottica di una proficua collaborazione per il bene della città, cosnsiderano che, tranne colpi di scena, ancora ci sono tre anni e mezzo fino alla fine della legislatura. Un richiamo al decoro istituzionale che rimetterebbe al centro i problemi dei quartieri, della città e non i rancori personali che potrebbero benissimo essere chiariti in una delle tante stanze del Palazzo, senza offrirne uno spettacolo in diretta ai cittadini.

Sarebbe un discorso necessario, quasi dovuto, dopo mesi di schermaglie verbali che hanno ormai superato il livello della critica politica per sfociare nel personale. Un intervento che restituirebbe dignità all’aula e fiducia agli elettori.

Ma nonostante i toni, in alcuni momenti, abbiano toccato vette di asprezza preoccupanti, dal Palazzo continua a regnare un silenzio che sa di rassegnazione o, peggio, di tacito assenso.

Mentre la città osserva queste continue schermaglie, la guida politica che dovrebbe richiamare tutti all’ordine e alla collaborazione resta in silenzio lasciando che il tutto prima o poi esploda.

Un discorso alla squadra e all’aula che resta ancora da scrivere, mentre fuori, purtroppo, si continua a giocare una partita dove a perdere è solo la città e la sua immagine.

In ultima analisi, il fatto che questo richiamo all’ordine non sia mai stato probabilmente nemmeno pensato, dice molto più di mille polemiche, perchè redigere un comunicato di tale portata, non è un semplice atto burocratico, richiede la forza e l’autorita del ruolo che si ricopre e soprattutto l’autorevolezza del leader che non si deve lasciare condizionare da nessuno, che deve avere la forza di criticare anche i suoi, prima degli altri, che sa dimostrare di essere libeto e di potersi esprimere liberamente e senza condizionamenti, senza dettature o consiglieri esterni.

Per richiamare la propria squadra e l’opposizione al rispetto reciproco, parlando solo di politica e di come affrontare le sfide giornaliere, bisogna avere l’autorevolezza di chi sa stare sopra le parti, la capacità di spegnere i fuochi interni ed esterni e una visione necessaria a capire che ogni giorno perso in ripicche è un giorno sottratto al futuro della città.

Senza questa forza politica, il rischio è che il Palazzo rimanga un’arena senza arbitro, dove a dettare l’agenda non sono i progetti, ma i risentimenti, spesso personali e la libertà di poter dire quel che si vuole liberamente, dando l’impressione che, per dirla alla siciliana, “cu si susi prima cumanna”.

E in questo clima di scontro perenne, anche chi sta in campo farebbe bene a darsi una regolata, non va dimenticato che, metaforicamente al secondo giallo scatta, o dovrebbe scattare il rosso, l’espulsione, sempre che “l’arbitro” abbia realmente lui in tasca i cartellini e decida da solo chi quando e quela estrarre. Ad Maiora

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