GALAȚI (Romania) – Il conflitto russo-ucraino non si ferma più entro i confini geografici dei due contendenti e torna a lambire pericolosamente il territorio dell’Alleanza Atlantica. Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, un drone d’attacco russo della serie Geran-2 (la variante russa degli Shahed iraniani) si è schiantato contro un edificio residenziale a Galați, città dell’est della Romania situata a pochissimi chilometri dal confine fluviale con l’Ucraina.
L’impatto ha provocato una violenta esplosione e un incendio che ha devastato parte dello stabile, causando il ferimento di due civili. L’episodio, avvenuto nel corso di un massiccio raid russo diretto contro le infrastrutture della vicina regione di Odessa, ha immediatamente innescato una durissima reazione a catena diplomatica e militare, riaccendendo lo spettro di un allargamento del conflitto.
La reazione della NATO e l’ombra dell’Articolo 4
La risposta di Bucarest è stata immediata. Il Consiglio Supremo di Difesa Nazionale si è riunito d’urgenza e il presidente rumeno Nicușor Dan ha condannato quella che ha definito una “inaccettabile violazione della sovranità e del diritto internazionale”, addossando la piena responsabilità alla Federazione Russa. Come prima misura diplomatica di ritorsione, il governo rumeno ha dichiarato persona non grata il console generale russo a Costanza, ordinandone l’espulsione immediata.
Dal punto di vista militare, la Romania ha evocato apertamente il ricorso all’Articolo 4 del Trattato Atlantico, che prevede consultazioni d’urgenza tra gli alleati quando sia minacciata l’integrità territoriale o la sicurezza di un Paese membro. Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha espresso totale solidarietà a Bucarest, garantendo che “la NATO è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato” e annunciando il trasferimento temporaneo di sistemi di difesa aerea occidentali in territorio rumeno per blindare il confine orientale.
L’escalation militare: la minaccia dell’Oreshnik
L’incidente in Romania arriva nel momento di massima recrudescenza bellica degli ultimi mesi. Soltanto pochi giorni prima, all’alba del 24 maggio, la Russia aveva sferrato un devastante attacco missilistico e aereo su larga scala contro Kiev e il suo Oblast, impiegando per la terza volta dall’inizio della guerra il temutissimo missile balistico ipersonico a raggio intermedio Oreshnik.
Il missile, capace di trasportare testate nucleari multiple (sistema Mirv) e progettato per eludere i tradizionali sistemi di difesa aerea, ha colpito la cittadina di Bila Tserkva, a circa 60 chilometri dalla capitale ucraina. L’attacco su Bila Tserkva – ordinato da Vladimir Putin come rappresaglia per un precedente raid ucraino su un dormitorio nel Lugansk occupato – è stato eseguito con testate inerti (di ferro), un chiaro segnale dimostrativo e di aperta intimidazione rivolto non solo a Volodymyr Zelensky, ma anche alle cancellerie occidentali. I leader europei, tra cui il neo-cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno fermamente condannato l’uso dell’Oreshnik, definendolo una “sconsiderata escalation”.
Scenari diplomatici e tensioni globali: il ruolo di Trump e i mediatori UE
Mentre sul terreno si combatte una guerra tecnologica sempre più dominata dai droni e dalla contraerea, sul piano diplomatico internazionale si muovono grandi manovre, sebbene regni la massima incertezza:
- Il pressing di Donald Trump e degli USA: Negli Stati Uniti si rincorrono le voci su vertici decisivi voluti dal presidente Donald Trump per giungere a una “decisione finale” e a un congelamento del conflitto. Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha confermato che gli Stati Uniti sono “pronti e preparati a fare tutto il possibile per contribuire alla fine di questa guerra attraverso la mediazione”. Tuttavia, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU l’ambasciatrice statunitense Tammy Bruce ha definito “osceni” gli attacchi russi sui civili, esigendo un cessate il fuoco immediato.
- Il fronte europeo e l’ipotesi Draghi-Merkel: L’Unione Europea si interroga su come muoversi. Da un lato la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha annunciato che Bruxelles sta già stringendo i tempi per il 21° pacchetto di sanzioni economiche contro Mosca. Dall’altro, fonti diplomatiche rivelano che l’Europa è divisa sull’ipotesi di affidare una mediazione diretta con Vladimir Putin a figure di altissimo profilo internazionale, come l’ex presidente della BCE Mario Draghi o l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel.
- L’adesione dell’Ucraina all’UE: Resta aperto il dibattito sui tempi dell’ingresso di Kiev nell’Unione. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha ribadito la posizione favorevole del governo italiano all’adesione, sottolineando che si sta studiando un’accelerazione dell’iter. Una proposta per concedere all’Ucraina lo status immediato di “membro associato” è stata avanzata anche dalla Germania per stringere i legami politici prima della fine delle ostilità, nonostante permangano i veti interni ad alcune coalizioni europee (come la Lega in Italia).
Nel frattempo, l’intelligence britannica ha diffuso dati drammatici dinanzi al Consiglio di Sicurezza ONU, stimando in quasi mezzo milione le perdite totali (tra morti e feriti) subite dalle forze russe dall’inizio dell’invasione. Numeri che certificano la ferocia di una guerra che, a dispetto dei tentativi di dialogo, continua a espandersi e a minacciare direttamente la sicurezza dell’Europa.
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