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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Il manifesto di Futuro Nazionale: Stalin, refusi e idee riciclate
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Il manifesto di Futuro Nazionale: Stalin, refusi e idee riciclate

Autore: Redazione Visualizzazioni: 112 Tempo di lettura: 8 Pubblicato il: 12/08/2026
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Dalla Costituzione sovietica ai manuali di controinsurrezione della US Army, fino alle gaffe storiche su Normanni e Pio IX: radiografia e analisi delle 66 pagine del programma politico firmato da Roberto Vannacci.

Contents
1. Il paradosso sovietico: San Paolo e la Costituzione di Stalin2. Il “copia-incolla” giudiziario e le riforme rispolverate3. La grande assenza: Corruzione e Conflitti d’Interesse4. Esteri e Militaria: Da Andreotti ai manuali di Falluja5. Sfondoni storici, citazioni improbabili e refusiLe Reazioni della Maggioranza

Sessantasei pagine intitolate B.I.P. (Base Ideologica e Programmatica), pensate per tracciare la rotta di dieci anni di governo, ma che ad un’analisi attenta si rivelano un singolare puzzle di citazioni fuori contesto, riforme scoppiettanti di riusi legislativi e clamorosi cortocircuiti concettuali. Il manifesto con cui il generale Roberto Vannacci intende lanciare la propria creatura politica, Futuro Nazionale (FN), sta già provocando forti reazioni e perplessità sia all’interno della maggioranza di governo sia tra gli analisti politici.

1. Il paradosso sovietico: San Paolo e la Costituzione di Stalin

Il primo vistoso cortocircuito emerge a pagina 14 del manifesto. Per giustificare la stretta sui sussidi statali e sostenere un’impostazione rigida anti-assistenzialista, il testo cita il principio economico attribuito a San Paolo (dalla seconda lettera ai Tessalonicesi): “Chi non vuol lavorare, neppure mangi”.

Se nell’esegesi biblica la frase serviva a redarguire gli oziosi della comunità cristiana, la storia del Novecento ne ha visto un utilizzo ben più peculiare. La medesima formula fu infatti recepita integramente, parola per parola, nell’articolo 12 della Costituzione Sovietica del 1936 (la Costituzione staliniana). Il pilastro teorico dell’anti-assistenzialismo identitario promosso dal generale si ritrova così a coincidere testualmente con un caposaldo del diritto costituzionale dell’URSS di Stalin.

2. Il “copia-incolla” giudiziario e le riforme rispolverate

Sul fronte della giustizia e della sicurezza, il programma riprende quasi integralmente provvedimenti già in vigore, bozze dell’esecutivo attuale o normative d’epoca fascista:

  • Edilizia penitenziaria: Promette “almeno 10 mila nuovi posti in 36 mesi”, copiando cifra e tempistiche direttamente dal piano del Ministro della Giustizia Carlo Nordio.
  • Efficienza dei processi: Fissa l’obiettivo di ridurre del 25% la durata dei processi. La cifra ricalca il target PNRR (scaduto il 30 giugno), copiato peraltro al ribasso: per il settore civile il target originario era del 40%.
  • Polizia Penitenziaria: Propone l’istituzione di un Dipartimento autonomo, rispolverando la richiesta presentata dal sindacato SAPPE al sottosegretario Delmastro nel novembre 2023.
  • Legittima difesa: Propone la presunzione di proporzionalità in casa, norma già introdotta nel 2019 e ulteriormente reiterata dalle proposte di legge depositate da Lega e Fratelli d’Italia dopo il caso Roggero.
  • Lavoro dei detenuti: Viene riproposto l’obbligo del detenuto di ripagare il proprio mantenimento (già previsto dall’articolo 188 del Codice Rocco del 1930), aggiungendovi l’inasprimento della pena in caso di rifiuto (lavoro forzato).

3. La grande assenza: Corruzione e Conflitti d’Interesse

Se i populismi italiani sono storicamente nati sulla denuncia dell’onestà e dell’anti-casta (dalla “Roma ladrona” della Lega Nord alle battaglie del Movimento 5 Stelle), nel testo di 66 pagine di Futuro Nazionale la parola “corruzione” non compare mai. In un piano decennale di governo mancano totalmente termini come “tangente”, “conflitto di interessi” o rimandi alla lotta agli appalti truccati. Il capitolo sulla giustizia si concentra esclusivamente su criminalità di strada, mafia, droga e baby gang, ignorando i reati dei colletti bianchi.

A tal proposito, il Centro Studi del partito indica tra i propri riferimenti teorici Guglielmo Giannini e la “rivolta dell’uomo comune contro partitocrazia e burocrazia”, escludendo però ogni riferimento ai reati di natura finanziaria o politica.

4. Esteri e Militaria: Da Andreotti ai manuali di Falluja

In politica estera si assiste a una riesumazione dei padri della Prima Repubblica: la “geometria variabile” di Giulio Andreotti nel conflitto arabo-palestinese, le analisi di Bettino Craxi e la mediazione tra USA e Russia svolta da Silvio Berlusconi vengono indicate come modelli di cooperazione non monopolare.

Tuttavia, le contraddizioni interne abbondano:

  1. Nato: Il recesso dall’Alleanza Atlantica viene definito “non un tabù politico”, ma sole tre righe dopo la NATO viene definita come “la cornice più naturale per il nostro Paese”.
  2. Dottrina di controinsurrezione: Per articolare le fasi delle proprie proposte (Modellare, Bonificare, Presidiare, Ricostruire), il testo traduce l’acronimo statunitense Shape, Clear, Hold, Build, tratto dal manuale di controinsurrezione impiegato dall’esercito americano nella battaglia di Falluja. Dal programma del Generale viene però omessa l’ultima fase del manuale USA: la Transition (ossia il momento in cui i militari cedono il controllo e se ne vanno).

5. Sfondoni storici, citazioni improbabili e refusi

Non mancano imprecisioni storiche e scivoloni redazionali che tradiscono una stesura affrettata:

  • Normanni e Saraceni: Il testo elogia i Normanni per aver cacciato i musulmani dalla Sicilia “ripristinando l’identità cristiana”, e due righe dopo celebra gli “arcieri saraceni di Lucera” di Federico II. Una ricostruzione storiografica errata: i Normanni impiegarono gli arabi come funzionari e soldati, e fu proprio Federico II, un secolo e mezzo dopo, a deportare i musulmani a Lucera.
  • Il Pantheon e Pasolini: Tra i patroni del movimento viene citato Pier Paolo Pasolini con i versi sulla “destra divina che è dentro di noi, nel sonno”, estratti da un poema che un autore comunista dedicava a un giovane di destra.
  • Pio IX: Viene rievocata la benedizione all’Italia di Papa Pio IX del febbraio 1848 (“Benedite, gran Dio, l’Italia!”), dimenticando che due mesi dopo lo stesso Pontefice ritirò le truppe dalla prima guerra d’indipendenza e nel 1868 emanò il Non Expedit, proibendo ai cattolici italiani di votare.
  • Refusi e capitoli fantasma: A pagina 61 compare la frase sconnessa “oscuriamo la rete, un’ione tempi di connessione”, frutto di un palese errore di battitura/copia-incolla. Inoltre, alle pagine 9 e 29 si rimanda alla sezione “Misure economiche per la famiglia”, capitolo che nell’indice generale del documento non esiste affatto.

Le Reazioni della Maggioranza

Il documento ha sollevato immediate reazioni nel centrodestra:

  • Giuseppe Valditara (Ministro dell’Istruzione, Lega): ha liquidato le 66 pagine come “una rifrittura con pessimo olio di quanto già fatto o proposto dal governo”.
  • Giorgia Meloni: da Palazzo Chigi definisce la nascita del movimento “un’operazione costruita per favorire la sinistra”.

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