Secondo i promotori del referendum che si sono rivolti al Tar, l’esecutivo avrebbe dato un’interpretazione ristretta della legge fissando la data della consultazione entro 60 giorni – anziché 90 giorni – dall’ordinanza della Cassazione sui quesiti
Il Tar ha respinto il ricorso proposto dal comitato promotore per la raccolta di firme popolari per il referendum sulla giustizia, con il quale si contestava la decisione del Consiglio dei Ministri di votare il 22 e 23 marzo prossimi.
La seconda sezione bis del Tar del Lazio – davanti alla quale si è svolta ieri l’udienza a porte chiuse sulla questione – ha dichiarato “infondati” i motivi del ricorso, rilevando che la “disciplina applicabile sia principalmente finalizzata a permettere che la legge di riforma costituzionale, approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta dei propri componenti, sia sottoposta, in tempi certi, all’approvazione da parte della volontà popolare”, a prescindere da chi, tra i soggetti a cui l’articolo 138 della Costituzione attribuisce l’iniziativa referendaria (almeno un quinto dei membri di una delle Camere o 5 consigli regionali o 500mila elettori), abbia avanzato per primo la richiesta di referendum
Secondo i promotori del referendum che si sono rivolti al Tar, l’esecutivo avrebbe dato un’interpretazione ristretta della legge fissando la data della consultazione entro 60 giorni – anziché 90 giorni – dall’ordinanza della Cassazione sui quesiti presentati dai parlamentari.
Fonte RaiNews.it
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