Il Tribunale di Tripoli ha emesso una sentenza di condanna a 7 anni e 4 mesi di reclusione nei confronti del generale libico Njeem Osama Elmasry (noto come Almasri), ex capo della polizia giudiziaria libica. Secondo quanto stabilito dai giudici, l’alto ufficiale si è reso responsabile di gravi violazioni dei diritti umani e abusi commessi ai danni dei detenuti all’interno del centro di reclusione di Mitiga, situato nei pressi di Tripoli.
La vicenda giudiziaria e il contesto internazionale
Il generale Almasri era stato ri-arrestato in Libia nel novembre del 2025, a seguito di una complessa e controversa vicenda internazionale che ha visto coinvolte anche le autorità italiane. Nel gennaio del 2025, infatti, l’ufficiale era stato rilasciato dall’Italia ed era rientrato a Tripoli con un volo di Stato, provocando forti polemiche da parte delle organizzazioni non governative e dei difensori dei diritti umani (tra cui Medici per i Diritti Umani). Il suo rilascio era avvenuto nonostante sulla sua testa pendesse un mandato d’arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aia per presunti crimini contro l’umanità e crimini di guerra perpetrati in Libia a partire dal 2015.
La prigione di Mitiga, luogo in cui si sono consumati gli abusi contestati nel processo odierno, è tristemente nota alle cronache internazionali per le condizioni degradanti dei reclusi e per essere stata, nel corso degli anni, anche una sede temporanea di coordinamento logistico e di soccorso in mare legata ai flussi migratori.
Le reazioni e il nodo della Corte Penale Internazionale
La sentenza pronunciata a Tripoli rappresenta un passaggio cruciale, ma apre nuovi interrogativi sul piano geopolitico. Da un lato, il verdetto delle autorità giudiziarie locali formalizza la responsabilità penale di Almasri per i maltrattamenti interni; dall’altro, la condanna inflitta in patria rischia di complicare la sua eventuale estradizione verso l’Aia.
Il dossier della Corte Penale Internazionale rimane comunque aperto. Le organizzazioni internazionali continuano a monitorare il caso per verificare se la giurisdizione libica sia intenzionata – o meno – a fare piena luce su crimini di portata più vasta, come quelli di guerra, che superano i confini della legislazione ordinaria nazionale.

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