«Il volermi troppo bene delle volte mi danneggia»
Con questa memorabile battuta, Silvio Berlusconi sintetizzò una volta per tutte il rapporto con Emilio Fede. Era la fotografia di un’adorazione talmente viscerale, totalizzante e debordante da parte dello storico direttore del TG4, da trasformarsi talvolta in un boomerang mediatico.
Parafrasando quel concetto, ci sono sentimenti così esagerati che, anziché proteggere il leader, finiscono per metterlo in imbarazzo, superando il confine del politicamente opportuno.
Ma in quella dinamica, per quanto discussa, c’era un elemento autentico, Fede provava davvero quella devozione, era un sentimento reale, quasi un’estensione della propria identità.
Un panorama ben diverso, purtroppo, da quello a cui assistiamo oggi nei palazzi della politica, dove la devozione ha lasciato il posto a una ben più cinica e timorosa sottomissione.
Se si guarda ai politici in generale, ma anche a quelli “de noantri”, il paragone con l’esempio fatto non regge.
Qui non c’è affetto, forse neanche una stima profonda, ma c’è solo il calcolo o la pura paura.
La prova lampante avviene quando si è chiamati a votare in aula. Si muovono personaggi che non votano secondo scienza e coscienza, né seguendo la propria mente o il mandato dei cittadini, ma eseguendo pedissequamente gli ordini di scuderia del capo di turno.
In questo modo si vota a favore o contro seguendo precise direttive, anche quando magari si voterebbe il contrario. Molti eletti agiscono contro la propria volontà, masticando amaro e provando un profondo imbarazzo interiore, ma alla fine abbassano la testa. Se poi qualcuno osa resistere alle pressioni, rivendicando la libertà di pensiero, viene immediatamente guardato con sospetto, isolato o punito.
Chiamarli politici sarebbe quasi un’offesa imperdonabile per chi la politica l’ha fatta e la fa sul serio, con studio, passione e visione. Il termine più corretto per definirli è un altro, “soldatini”
Il motivo per cui questi “soldatini” accettano una simile umiliazione intellettuale risiede principalmente nel meccanismo con cui sono arrivati a scaldare quelle poltrone.
Spesso si tratta di persone catapultate in quel ruolo non per meriti sul territorio o preferenze reali, ma per la grazia ricevuta di essere stati inseriti nel listino dal leader o nella coalizione vincente.
I “soldatini” vivono nel terrore costante che quel miracolo possa un domani non riverificarsi. Sanno perfettamente che i capi-bastone moderni non cercano menti pensanti o figure carismatiche che possano fare ombra, vogliono solo esecutori passivi della propria volontà. Chi pensa rappresenta un rischio, mentre chi obbedisce ciecamente diventa una garanzia di sopravvivenza per il leader di turno.
Non ci vuole molto a rendersi conto di questo fatto, basta osservare certe sedute. Decine di rappresentanti dei cittadini siedono lì per anni senza mai esprimere una presa di posizione personale o firmare un qualcosa di personale.
Quei rari momenti in cui prendono la parola, lo fanno esclusivamente per intervenire per lodare e magnificare quanto fatto dal proprio capo, spesso scadendo nel ridicolo, esaltando cose che non sono ancora state fatte, e se fatte sono state fatte male, lasciando increduli gli ascoltatori e spesso gli stessi capi.
Se le cose vanno in questo modo, si arriva a una triste conclusione. Avere in aula dei rappresentanti dei cittadini ridotti a meri esecutori e pagarli pure con soldi pubblici risulta essere perfettamente inutile.
Al contrario, un vero rappresentante dei cittadini dovrebbe muoversi con la schiena dritta, agendo esclusivamente per il bene della collettività e mettendo l’interesse pubblico davanti alle simpatie o ai diktat dei capi.
Chi fa politica sul serio non ha paura di rompere gli schemi, se comprende che un provvedimento non è vantaggioso per i cittadini, ha il dovere morale di prendere posizioni chiare, nette e trasparenti, arrivando a votare contro qualcosa presentato dal suo stesso schieramento sia esso maggioranza o opposizione.
Nemmeno il vincolo di alleanza con chi amministra dovrebbe mai diventare una palude in cui affogare le proprie convinzioni e il mandato ricevuto dagli elettori.
Purtroppo, personalità dotate di tale autonomia intellettuale e coraggio politico sono ormai come le mosche bianche.
Figure del genere si vedono raramente nelle aule in cui si prendono decisioni fondamentali che, piaccia o no, riguardano la vita di tutti noi, lasciando il posto a una platea di interpreti troppo impegnati a guardare il capo anziché la realtà che li circonda. Ad Maiora

Foto generata da Gemini
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