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La corsa dell’asino travestito da cavallo: Quando il vanto non sostituisce la sostanza

Last updated: 02/01/2026 10:26
By Redazione 159 Views 14 Min Read
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Torniamo anche nel 2026 a parafrasare i vecchi detti siciliani. Oggi parliamo del vecchio detto siciliano “A cursa du sceccu dura picca”, che racchiude una saggezza profonda e universale.

Tradotto, significa “La corsa dell’asino dura poco” ma il suo significato va ben oltre il semplice detto, se si ha il coraggio e l’onestà intellettuale di andare oltre, fornisce anche una risposta a quanti si chiedono perchè la nostra città arranca mentre altre crescono e si sviluppano.

È un avvertimento per chi si illude o cerca di ingannare gli altri riguardo alle proprie reali capacità, è la storia “dell’impostore”, la cui vera natura è destinata a venire, prima o poi, a galla.

Questa dinamica si manifesta chiaramente sia nella vita di tutti i giorni che nel panorama politico.

Nella sfera personale, ci imbattiamo spesso in persone che si proclamano “cavalli di razza”, sono i maestri dell’apparenza, che ostentano successi, competenze e meravigliosi “pedigree” .

Si arrampicano su piedistalli di auto-celebrazione, vantando abilità, velocità e resistenza che in realtà non possiedono. Il loro “scatto iniziale” può essere impressionante, sostenuto da un’abilità oratoria o da una spavalderia ben costruita.

Ma la vera “corsa”, quella che mette alla prova il tempo, la costanza e i risultati concreti, è quella che non riescono a mantenere.

La loro presunta grandezza o superiorità è solo un’illusione e così, la corsa “du sceccu” si rivela effimera, lasciando dietro di sé solo la polvere sollevata da un’ambizione sproporzionata rispetto al talento.

In politica, la metamorfosi è ancora più clamorosa e, potenzialmente, dannosa per la collettività. Qui, “u sceccu” si veste da statista, il novello “Varenne”.

Questo soggetto, elevatosi a “cavallo di razza” dal circo mediatico o da una narrazione sapientemente ben orchestrata, distribuisce promesse a piene mani, promettendo la luna e anche oltre. Quando, come è naturale, arriva l’inevitabile fallimento, il copione è già scritto, “u sceccu”, ora “leader” non esita a scaricare colpe e responsabilità su chi lo ha preceduto.

Eppure, il tempo è un giudice implacabile, si perchè arriverà il giorno in cui anche questo leader sarà solo un “predecessore” e solo allora, quando i dati reali e i bilanci finali emergeranno, potremo davvero comprendere le sue azioni.

In quel momento, l’illusione svanirà e l’onore di essere ricordato come uno “statista” sarà sostituito dall’ingresso nelle statistiche… non come un esempio da seguire, ma come uno dei più grandi mentitori della memoria collettiva, e le sue presunte difficoltà saranno rivelate per quello che erano, semplici scuse, un fumo per nascondere i suoi evidenti fallimenti.

Ma per riconoscerlo in entrambi i contesti, ma ci vuole il tempo giusto.

La vera natura non si svela in un giorno, bisogna dare a questi personaggi il tempo necessario per agire, affinché la loro essenza, con le sue luci e, soprattutto, le sue ombre, possa emergere in tutta la sua completezza, anche se ci sono quelli che, abbagliati dal personaggio, o meglio da un mero e cinico tornaconto economico o di potere, resistono strenuamente, rifiutandosi di ammettere l’inganno. Anche per loro, la verità ha bisogno di tempo per sedimentarsi.

La speranza, in ogni caso, rimane la stessa, che una volta che l’impostura sarà venuta alla luce, il finto “cavallo di razza” possa serenamente tornare al suo status e dedicarsi a ciò per cui madre natura lo ha dotato di capacità. Perché, alla fine, la corsa “du sceccu” è destinata a esaurirsi presto, e la realtà tornerà sempre a stabilire la vera gerarchia del merito.

Ma il detto siciliano trova riscontri anche a livello locale, sia nella vita quotidiana che in politica.

Qui, il concetto di “corsa breve” si tinge di una sfumatura tattica, quasi cinica, nell’operato di quel politico che, pur di rimanere al potere, costruisce la sua strategia non sulla realtà dei fatti, ma sulla gestione astuta dell’illusione.

Il meccanismo è subdolo e, purtroppo, molto efficace. Il politico locale, spinto da un’irrefrenabile voglia di potere, che supera la reale intenzione di servire, si distingue per la sua agenda, che è un lungo elenco di promesse straordinarie, nuove infrastrutture, riqualificazioni urbane, sgravi e vantaggi fiscali immediati ed altro ancora.

Promette tanto, pur sapendo di poter mantenere poco. L’obiettivo non è tanto realizzare, quanto piuttosto generare fiducia nell’immediato.

Al momento dell’annuncio solenne, magari con una conferenza stampa o un comunicato ben studiato, si guadagna il credito e l’applauso della gente.

Quel “poco” che riesce a realizzare è, nella maggior parte dei casi, eredità lasciata dal suo predecessore, come progetti già avviati, finanziamenti già ottenuti, o pratiche burocratiche già completate che richiedevano solo un ultimo passaggio. Il politico, si limita a tagliare il nastro, ma con una tale abilità da far sembrare l’opera interamente sua, del predecessore nemmeno in cenno.

Le sue promesse più ambiziose, quelle che richiedono tempo, risorse e competenze che magari non possiede, vengono incanalate in un binario morto di lungo periodo, non che vengano negate, ma rese così lente nel loro percorso, tra rinvii, nuovi bandi e lungaggini burocratiche, che i cittadini finiscono per dimenticare l’annuncio iniziale.

Quando un progetto viene annunciato con un orizzonte di lungo termine, la memoria collettiva tende a dimenticare. L’investimento iniziale di fiducia è stato fatto, il voto è stato espresso, e quando finalmente l’opera dovrebbe vedere la luce, spesso sotto un’altra amministrazione, il politico di turno ha già raggiunto il suo obiettivo, avendo magari superato un’altra scadenza elettorale, grazie a promesse che si basano su un futuro incerto piuttosto che su risultati concreti.

In sostanza, il politico locale che si comporta in questo modo sfrutta in modo cinico la breve memoria collettiva e la lunghezza dei processi burocratici. Sa che la sua corsa è breve, ma riesce a rimanere “in sella” grazie alla rapidità e all’impatto emotivo delle sue promesse, lasciando che il tempo faccia il suo corso e faccia dimenticare le sue mancanze. Di conseguenza, la sua strategia si concentra sull’alimentare la speranza attraverso grandi annunci che possono mobilitare l’opinione pubblica e attrarre l’interesse di diverse categorie sociali.

Esempi ne abbiamo a iosa.

Il Policlinico, dato come certo, ma rimasto per i cittadini una mera illusione,l’ex Caserma Cap. Franco, nonostante il rischio di perdere i finanziamenti, non si dice nulla al riguardo, l’ex Banca d’Italia, un acquisto promesso e ripetuto più volte come un atto di rilancio, ma rimane fermo, e come al solito si rimandano chiarimenti a futuri incontri, la mensa universitaria nei locali dell’ex Bar Romano, ormai completamente dimenticata, il Centro per l’Impiego, per il rilancio del centro storico.

L’unica certezza, speriamo, è la Piscina, grazie ai 700mila euro che usciranno dalle casse comunali, sicuramente a scapito di alcuni servizi.

Un’altra certezza è stata la rimozione dell’antenna Rai, ma siamo ancora in attesa di sapere, nonostante le interlocuzioni romane, che fine abbiano fatto le opere di compensazione; certo se non hanno rendicontato nulla, è chiaro che le cose non sono andate molto bene.

Quando un politico guadagna la fiducia basandosi su promesse così ambiziose e poi non le mantiene, pensando di essere un “cavallo di razza” e che gli altri siano stupidi, non può rimanere in silenzio.

Ecco allora che entra in gioco la strategia dello “spostare in avanti”, per mantenere vivo il progetto e la fiducia, il politico rilascia dichiarazioni periodiche rassicuranti: “Il Policlinico, ci stiamo lavorando,” “L’iter per l’ex Banca d’Italia è avviato”, così come anche per i locali del “Centro per l’Impiego”

Queste frasi, prive di date e dettagli concreti, come delibere firmate, gare d’appalto bandite e cronoprogrammi verificabili, sembrano avere un solo scopo, rimandare la data della verifica, creando un alibi che giustifica la complessità del progetto o gli errori di chi c’era prima.

E se chi governava in passato si permette di chiedere spiegazioni, la risposta è sempre la stessa: “E lei perché non le ha fatte quando era al potere?”.

Classica tattica dialettica usata per evitare di rispondere e, allo stesso tempo, per scaricare le responsabilità.

Ma c’è l’aggiunta di lasciare intendere che, se difficoltà ci sono, la colpa è del passato e poi c’è l’effetto anestetico, quel continuo ripetere che “ci stiamo lavorando”, che agisce come un sedativo sull’opinione pubblica.

Effettivamente s un progetto è sempre in corso, non può ancora essere considerato un fallimento.

Tuttavia, come ci insegna la corsa “du sceccu”, questa strategia ha una scadenza. La politica locale, più di quella nazionale, è legata a verifiche immediate e tangibili.

Alla fine i cittadini non vedendo il Policlinico, che gli studenti continuano a non avere la mensa, che i disoccupati aspettano la nuova sede in centro storico e che dell’antenna non è rimasto neanche un bullone da esporre per ricordarla, forse i nisseni cominciano a pensare che il detto siculo tanto torto non abbia.

A non far pensare a tutto ciò c’è che la città è intenta a comprare costumi, cuffie e infradito per la prossima riapertura della piscina.

Ma quando il momento per nascondere il nulla sarà finito, la realtà diventerà il vero padrone della scena politica. A quel punto, l’attesa della comunità per i risultati concreti si trasformerà in una richiesta del conto, per scoprire se il “va avanti” era solo un modo elegante per dire “è fermo da mesi” o, peggio ancora, “non è mai stato avviato”.

E così la breve corsa dell’asino, in questo caso, non si è fermerà non per mancanza di energia, ma per l’esaurimento della credibilità legata a promesse grandiose che si sono rivelate solo fumo.

Il giorno del giudizio sarà il momento in cui, simbolicamente, al falso “cavallo di razza” verranno tolti tutti i suoi ornamenti, le bardature lucide e i simboli di potere, perché l’inganno sarà finito, svelato nella sua vera essenza e “u sceccu” tornerà a ricoprire il ruolo che realmente gli spetta, in base alle sue capacità e ai doni che madre natura gli ha dato, lasciando la sella a chi è in grado di sostenere la vera corsa verso risultati concreti.

Ma per “spogliare” il finto “cavallo di razza” serve coraggio e onestà, basta quella intellettuale, per comprendere la realtà.

Chiedere aiuto è giusto, ma probabilmente serve a ben poco, qualcuno potrebbe risponderci “li avete eletti voi, non io”. Ad Maiora

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