La destra sovranista, da Trump a Meloni, ha un obiettivo preciso: sbarazzarsi della giustizia internazionale, che è il solo ostacolo tra loro e il potere assoluto. La strategia? Sempre la stessa: delegittimare, attaccare, smantellare.
Donald Trump ha inaugurato il massacro nel 2020, firmando un ordine esecutivo che sanzionava la Corte Penale Internazionale (CPI). Il reato? Aver osato indagare sui crimini di guerra americani in Afghanistan e dei soldati israeliani a Gaza. Risultato: giudici minacciati, beni congelati, divieti di viaggio. L’ex procuratore capo della CPI racconta di pressioni e intimidazioni da gangster.
Chi pensava fosse solo una follia trumpiana si sbagliava. La destra estrema finto borghese ha preso appunti e ora tocca all’Italia.
Giorgia Meloni e i suoi ministri Nordio e Piantedosi sono finiti in una denuncia alla CPI per crimini contro i migranti.
A presentarla, l’avvocato di un sudanese torturato dal libico Almasri, liberato dal governo italiano.
Un atto simbolico? Forse. Ma la reazione della maggioranza di governo è stata feroce: Tajani, ministro degli Esteri, ha urlato all’attacco contro l’Italia e ha chiesto di indagare i giudici. Tradotto: chi osa metterci in discussione va zittito, sinonimo di eliminato.
La strategia è nota: ogni critica è un complotto, ogni inchiesta un’aggressione politica. La destra sovranista non si fa processare.
Quando la legge si mette di traverso, non si risponde alle accuse, si distrugge chi le muove.
Trump lo ha fatto con la CPI per difendere Netanyahu, Meloni & Soci lo fanno per evitare di rendere conto sulle politiche migratorie. E l’opposizione? Tutta chiacchiere e distintivo.
L’Italia ha rimandato in Libia un torturatore con un aereo dei Servizi?
Lo dicano e la chiudiamo lì: si chiama “ragion di Stato”. Invece, silenzio, bugie e controaccuse. Il mantra lo conosciamo: “Giorgia non è ricattabile”. Peccato che il caso Almasri dimostri il contrario. In un paese serio, un premier che evita le sue responsabilità di fronte al Parlamento, all’inizio magari va bene, poi ci metterebbe la faccia. In una nazione civile si dimetterebbe.
Ma chi tocca il dogma sovranista viene stritolato. La destra internazionale dei miliardari senza regole dilaga, mentre le masse povere prima eleggono e poi applaudono, il che è surreale.
In Italia per l’esercizio del governo, il nemico numero uno è la magistratura.
Mettono i bastoni tra le ruote di un esecutivo che altrimenti sarebbe sereno e lavorerebbe bene, maledetti giudici!
Perché l’unico tribunale che vogliono è quello dell’opinione pubblica, da manipolare con fake news e propaganda.
Ecco: la destra globale (il trumpmuskismo dilagante), creata nelle stanze dei super-miliardari non regolamentati da leggi antitrust, ha già deciso: meglio demolire il sistema prima che possa sfiorare loro o i loro amici.
E l’Europa? Non reagisce, non protesta, nemmeno con un belato. Fanno quasi pena. Solo San Mattarella ha il coraggio pubblico e politico di indignarsi. Ma se va avanti così, altro che Stati Uniti d’Europa, si va verso l’implosione e l’americanizzazione.

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