Nelle meditazioni che hanno accompagnato il primo cammino del Venerdì Santo di Papa Leone, il richiamo ai potenti del mondo, ai dolori provocati dai conflitti e da “politiche prive di compassione”
È terminata la Via Crucis al Colosseo, la prima di Papa Prevost che ha percorso tutte le quattordici stazioni portando la croce, personalmente. Sono stati oltre trentamila i fedeli presenti alla cerimonia, secondo i dati ufficiali del Vaticano. Ad ogni stazione, si sono ascoltate le meditazioni e preghiere scritte da Padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa, che ha accostato ai Vangeli della Passione i testi di San Francesco d’Assisi. Nelle parole sono emersi il dolore di tutte le guerre, di strettissima attualità, così come il richiamo ai leader del mondo ad esercitare il proprio potere dovendo poi risponderne a Dio.
“CONTRO OGNI PRESUNZIONE DI POTERE”
Così già nella I stazione, Gesù, a colloquio con Pilato, smaschera “ogni umana presunzione di potere”. “Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”, è il richiamo alle decisioni dei leader del mondo che stanno sconvolgendo il Medio Oriente, l’Ucraina e ogni altro Paese in cui sono in corso guerre. E ancora: “Francesco d’Assisi ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita

IL NO “AI REGIMI AUTORITARI CHE SPOGLIANO I PRIGIONIERI E AUTORIZZANO PERQUIZIONI SENZA RISPETTO”
Nella IV stazione, “Gesù incontra sua Madre”, la preghiera è per “le madri che hanno perso i propri figli, gli orfani a cause delle guerre, i migranti gli sfollati e i rifugiati, coloro che subiscono tortura e ingiusta pena”. L’abuso di potere è il tema che ricorre ancora nella X stazione, “Gesù è spogliato delle vesti”. Quel tentativo dei soldati di umiliare e spogliare della dignità umana Cristo, per il francescano “si ripete continuamente anche ai giorni nostri”: quando i “regimi autoritari” obbligano “i prigionieri a rimanere seminudi”, si eseguono torture o c’è chi autorizza e utilizza “forme di perquisizione e controllo che non rispettano” l’uomo. E “lo praticano gli stupratori e gli abusatori”, “l’industria dello spettacolo, quando ostenta la nudità per guadagnare qualche spettatore in più” e pure “il mondo dell’informazione, quando denuda le persone davanti all’opinione pubblica”. Ma ognuno può anche ledere la dignità di una persona quando con la propria “curiosità” non ne “rispetta né il pudore, né l’intimità, né la riservatezza”, è il monito delle meditazioni.
“LE DONNE PIANGONO SUI FIGLI DEPORTATI DA POLITICHE PRIVE DI COMPASSIONE”
Poi ancora, nella VIII stazione, Gesù incontra le donne di Gerusalemme e sono loro che “da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio”. E oggi “le donne continuano a piangere”, proseguono le meditazioni di Padre Patton. La preghiera questa volta è affinché il signore “doni lacrime per piangere sui disastri delle guerre, sui massacri e i genocidi, sul cinismo dei prepotenti”

“NON UMILIARE LE MADRI DEI CONDANNATI PER OTTENERE LA RESTITUZIONE DEI LORO RESTI”
Nella XIII stazione Giuseppe di Arimatea e Nicodemo chiedono il corpo di Gesù per seppellirlo degnamente. Oggi, invece, ci sono “cadaveri non restituiti e insepolti” e “madri”, “parenti” e “amici dei condannati” che sono “costretti a umiliarsi davanti all’autorità per vedersi restituire i resti martoriati di un proprio congiunto”. Eppure “anche il corpo di un morto conserva la dignità della persona e non può essere vilipeso, o occultato, o distrutto, o non restituito, o sprovvisto di regolare sepoltura”, riflette l’autore delle meditazioni, e non solo quello “della persona perbene”, pure “il corpo di un criminale merita rispetto”. Per questo deve trovare spazio il sentimento della “pietà”, “per sentire la sofferenza dei carcerati”, “essere solidali con i prigionieri politici”, “comprendere i familiari degli ostaggi”, “piangere i morti sotto le macerie” e “avere rispetto di tutti i defunti”.
“LA VIA CRUCIS, ESERCIZIO PER IL MONDO REALE”
Con le sue meditazioni, insomma, padre Patton invita “a fare un cammino sulle orme di Gesù”, non “meramente rituale o intellettuale” ma che “coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra vita”, quello che San Francesco d’Assisi indica nel suo Ufficio della Passione del Signore: “Portate in offerta i vostri corpi e prendete sulle spalle la sua santa croce, e seguite sino alla fine i suoi santissimi comandamenti”. Perché “la Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento”, spiega il francescano, bensì “l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale”.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di Cristina Rossi
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(photo credit: @vaticannews e screenshot video)
