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L’arte di attaccare per non rispondere: quando chi governa scambia la critica per disamore

Autore: Sergio Cirlinci Visualizzazioni: 80 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 24/10/2026 08:43
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Negli ultimi giorni sono apparsi sui social network diversi interventi da parte di esponenti della maggioranza che governa la città.

Di fronte al riaccendersi del dibattito pubblico e alle accese polemiche su temi centrali per il territorio, tra cui la complessa vicenda del Policlinico, la narrazione politica istituzionale ha assunto toni e concetti che meritano un’attenta riflessione.

Sintetizzando la linea emersa dai varî interventi, la narrazione degli amministratori tende a far passare le proteste per un’abitudine autolesionista della comunità, invocando un’unità a prescindere dal merito dei problemi e accusando chi critica di cercare solo il pretesto per attaccare, fino a ipotizzare che vi sia chi trae soddisfazione dai fallimenti della città.

Da queste posizioni emerge, innanzitutto, un forte e mai celato “prurito” che la classe dirigente locale prova non appena viene sfiorata dalla critica.

Tuttavia, ridurre queste reazioni stizzite agli ultimi avvenimenti sul Policlinico sarebbe un errore di prospettiva.

L’atteggiamento difensivo affonda le sue radici nei trascorsi di questi oltre due anni di consiliatura.

Al di là dei toni trionfalistici e dei continui proclami, la realtà descrive un percorso travagliato. Quella che doveva essere una coalizione pronta per risolvere le tante problematiche cittadini, con le soluzioni nel cassetto, come anche forte e coesa, ha invece visto perdere pezzi e consensi, deludendo anche i sostenitori della prima ora di fronte alla mancanza di soluzioni concrete e al venir meno delle tante promesse fatte.

Certi concetti e la velata accusa di tifare per il fallimento della città non sono dignitosi per chi è chiamato ad amministrare in nome e per conto dell’intera comunità.

Chi governa ha il dovere istituzionale di portare rispetto ai cittadini, saper accettare le contestazioni, comprenderne le motivazioni e farne tesoro per correggere il tiro.

Ipotizzare che la cittadinanza tragga soddisfazione dalle difficoltà collettive pur di attaccare l’amministrazione è un’operazione retorica “scorretta”, usata per spostare il focus dalle responsabilità di governo alla presunta insofferenza di chi protesta.

È necessario ricordare a chi governa un principio elementare: se le critiche si sollevano con tanta forza, è semplicemente perché i problemi ci sono e sono drammaticamente evidenti. Quindi anziché attaccare la popolazione, la quale, tra l’altro, con i propri tributi garantisce i lauti stipendi e le indennità di chi gestisce la cosa pubblica, la politica locale dovrebbe concentrarsi sulle risposte da dare.

L’urgenza non è fare la morale ai residenti su come dimostrare attaccamento alla città, ma affrontare ed eliminare quel degrado quotidiano che continua a fare da padrone in troppi settori della vita cittadina.

Probabilmente la verità eè che quando scarseggiano le risposte di merito, i risultati concreti e la visione strategica, si ricorre alla più classica delle tattiche: l’attacco.

Dipingere il dissenso come “mancanza d’amore per la città” è un comodo paravento, ma la cittadinanza attende ancora che ai rimproveri e alle polemiche subentrino, finalmente, i fatti. Ad Maiora

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