Il nostro Pianeta – la nostra “casa comune” – non sta bene: cambiamenti climatici, desertificazioni, alluvioni, migrazioni, guerre. E noi, consapevoli o meno, stiamo vivendo un fatto nuovo della storia: un “mondo interdipendente”. Al di là dell’inevitabile presa d’atto, la sfida – fondamentale, determinante – è che tutto questo divenga un’immensa occasione di vita in comunione. La via obbligata è trasformare il “fatto” in “evento”. Un evento interiore tanto ricco di verità e bellezza da essere assunto come opzione fondamentale; come “valore dei valori”, come fonte ispiratrice del senso della nostra vita umana, come criterio per scelte di conversione, di riorganizzazione dell’economia, della politica, delle culture in dialogo.
Il genere umano deve scoprire un fuoco interiore per potersi misurare con le sfide del nostro tempo. Per poterle affrontare – e non solo enunciarle come imperativi – deve appassionarsi alla vita in senso globale, integrale. La sua volontà deve sentirsi attratta e smossa da un bene superiore e interiore. Solo così le sfide si trasformano in un appuntamento: sicuramente impegnativo, ma appassionante e desiderabile. Solo così le sfide ci appaiono funzionali a una promessa di vita e di felicità e non obbligo, vincolo pesante da evitare ad ogni costo. E una sfida fondamentale è la spiritualità come sorgente di senso, come forza che orienta una prassi di vita. Dobbiamo acquisire la consapevolezza che possiamo porre fine alla relazione violenta “persona-natura”. Possiamo e dobbiamo chiudere un ciclo di relazione polemica e aggressiva con la “casa comune”, trattata come oggetto infinitamente manipolabile. Occorre criticare, mettere in dubbio la concezione dominante di “razionalità”. Essa si è affermata nel mondo occidentale, si sta diffondendo in tutta la Terra. E distrugge altre concezioni della vita.
Per giungere ad una spiritualità ecologica, il passaggio obbligato è decolonizzare la “mentalità calcolante”. Essa vede solo quantità, conteggi, combinazioni; possibilità e opportunità in prospettiva di utili, di interessi, di potere economico e politico. E sta rendendo impossibile la vita stessa. Il mondo in cui viviamo ce lo dice: notte e giorno, per 365 giorni all’anno. Insomma, per rispondere alle sfide globali del nostro tempo non basta l’ecologia: serve una svolta sapienziale e simbolica. Occorre una spiritualità, una spiritualità ecologica, per una “relazione pacifica” dell’essere umano con l’intera realtà naturale. Con il cosmo. Con la nostra “casa comune”.
Leandro Janni

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