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L’effetto “piena” e la “nebbia” sul Palazzo: quando gli annunci non bastano più ad arginare la realtà

Last updated: 19/06/2026 7:02
By Sergio Cirlinci 131 Views 5 Min Read
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C’è una legge fisica, tanto elementare quanto spietata, che governa la dinamica dei fluidi: quando una piena prende velocità, pretendere di arrestarla sbarrandole la strada frontalmente è un’illusione pura, oltre che un pericolo devastante. L’enorme massa d’acqua in movimento accumula un’energia cinetica tale da travolgere qualsiasi ostacolo improvvisato.

Questa verità idraulica si trasforma, nel campo delle scienze umane e sociali, in una metafora perfetta.

Quando una crisi, sia essa emotiva, sociale o politica, supera il punto di guardia e accelera, la capacità di controllo svanisce.

Ed è esattamente l’immagine che oggi meglio descrive la paralisi amministrativa e il caos politico in cui versa Caltanissetta.

A Caltanissetta la “piena” è fatta di scandali, inchieste giudiziarie più o meno ramificate, e un reticolo di coinvolgimenti diretti e indiretti, di annunci e promesse.

La tanta vantata trasparenza, che avrebbe dovuto essere l’aria respirabile di Palazzo del Carmine, è diventata un miraggio.

Se alla piena aggiungiamo la “nebbia” che avvolge ogni cosa, rendendo la situazione per nulla limpida, a risentirne è la città, una comunità ferma, paralizzata dal punto di vista gestionale, che assiste a uno spettacolo fatto di due soli ingredienti, le promesse future, ancora tutte da trasformare in fatti e la solita sfilza di annunci forzati.

Come l’ultimo relativo sull’applicazione della tariffa agevolata dell’80% per tutto il 2026  per attività di intrattenimento all’interno dei dehors, che a prima vista sembra una gran bella cosa, ma si scopre, leggendo bene, che non sarà automatica: “l’effettivo ottenimento dello sgravio dell’80% rimane strettamente subordinato alla preventiva presentazione e alla successiva formale approvazione, da parte degli uffici comunali competenti,di un programma dettagliato delle attività che l’esercente intende mettere in campo”….quindi oltre a non essere per tutti, come qualcuno ha pensato, sarà limitata ad una stretta cerchia di attività che potranno permettersi di spendere pre stilare un progatmma valido, con l’incognita che poi non venga approvato e che magari supera, nei costi l’agevolazione.

Come anche si assiste e presentazioni o inaugurazioni, utili solo a gettare gettare fumo negli occhi dei cittadini e dare parola ai sostenitori, pronti a difendere l’indifendibile.

Questi espedienti assomigliano terribilmente a quei disperati tentativi di gettare secchi d’acqua su un incendio boschivo nel tentativo di placare le fiamme. Un fuoco che, ironia della sorte, è stato alimentato proprio da chi, fino a ieri, occupava le stanze importanti.

Le recenti defenestrazioni, unite a improvvise prese di coscienza, stanno delineando un quadro politico a tinte fosche. Le crepe nel muro del potere nisseno non sono più fessure superficiali, sono squarci da cui traspare un disegno amministrativo poco rassicurante e privo di una reale visione di sviluppo.

Di fronte a questa massa d’acqua che accelera, la strategia scelta da chi tiene in mano il timone della città è il silenzio. Chi dovrebbe rispondere, spiegare, rassicurare la cittadinanza con la forza dei fatti, tace.

Un silenzio assordante che si presta a una duplice interpretazione: o non si hanno più argomenti validi da spendere a propria discolpa, oppure le cartucce della retorica e della propaganda sono state sparate tutte nei mesi passati, lasciando le armi della politica drammaticamente scariche.

Tornando alla metafora iniziale, l’unica vera difesa contro le piene, siano esse fluviali o politiche, è la prevenzione.

Per un fiume significa pulizia degli alvei e rispetto delle regole urbanistiche, per la politica nissena avrebbe dovuto significare pulizia morale, reale trasparenza amministrativa e gestione precoce dei conflitti interni prima che si trasformassero in faide distruttive.

Non è stato fatto, si è preferito navigare a vista, ignorando i segnali di pericolo con l’arroganza di chi pensa che come la nebbia appena sorge il sole si dirada.

Oggi la situazione ha “preso velocità” e l’impatto sul tessuto cittadino è sotto gli occhi di tutti.

Vedremo come si evolverà lo scenario nei prossimi giorni, ma una cosa appare ormai evidente, a questo punto della storia, chi ha guardato anzitempo il livello del fiume e ha chiesto le dimissioni dei vertici amministrativi, forse, tanto torto non lo aveva.

Quando gli argini della credibilità cedono, l’unica soluzione per evitare il disastro totale è ricostruire da zero. Ad Maiora

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