Caltanissetta 16/07/2026. Riceviamo e pubblichiamo
A seguito dei recenti fatti di cronaca riguardanti le case di riposo di Caltanissetta, i familiari degli ospiti desiderano esprimere la propria testimonianza. Le notizie apprese sono giunte come un fulmine a ciel sereno: nelle strutture abbiamo sempre vissuto un clima cordiale e trasparente, potendo accedere liberamente a qualsiasi ora. Le accuse di maltrattamenti o definizioni come “Lager” contrastano nettamente con la nostra esperienza di assidua frequentazione.
Abbiamo vissuto e viviamo tutt’ora un clima di serenità e cordialità all’interno della struttura, quasi come una vera famiglia, si sono instaurati rapporti con gli operatori di amicizia e collaborazione reciproca, una delle poche strutture dove i familiari hanno libero accesso in qualsiasi ora del giorno e della notte, proprio per la totale apertura e trasparenza, avendo così contezza sull’operato e conseguente monitoraggio.
Nessuno di noi ha avuto la minima percezione di una situazione diversa, come appreso dai media.
Non intendiamo difendere o accusare o giustificare eventuali illeciti anzi, riponiamo nella magistratura la massima fiducia, ma respingiamo con forza i giudizi sommari e la violenza verbale apparsa sui social network che ormai li caratterizzano. Chi commenta spesso non conosce i reali problemi, le malattie e le necessità di assistenza h24 che i nostri cari richiedono, e che questa struttura ha finora soddisfatto con senso del dovere. Molti ospiti sono soggetti estremamente fragili: il decesso, in tali condizioni, è purtroppo un evento naturale legato all’età e alle patologie, ma a volte la non accettazione, muove accuse cercando di trovare un capro espiatorio.
La chiusura delle strutture così come comunicateci ad alcuni di noi che, speriamo si possa rivedere, comporterà disagi gravissimi. Da un lato, l’offerta assistenziale della zona non è sufficiente a coprire la domanda; dall’altro, lo spostamento, quindi i cambiamenti ambientali e spaziali, provocherà nei pazienti il cosiddetto “trauma da trasferimento”, una forte condizione di stress cognitivo ed emotivo che può rivelarsi letale per diversi soggetti così vulnerabili.
Siamo fiduciosi e ribadiamo che la magistratura farà chiarezza, ma non riconosciamo, per quanto da noi vissuto, il quadro di degrado appreso ed è un nostro dovere interiore, una necessità morale, nel dichiarare la nostra esperienza.
I familiari degli ospiti delle strutture “Casa dei Gerani” e collegate.
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