Israele parteciperà all’Eurovision 2026. Ma Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia hanno deciso di boicottarlo per la presenza di Tel Aviv
Israele ci sarà e così Spagna, Olanda, Slovenia e Irlanda hanno deciso che boicotteranno l’Eurovision. I quattro Paesi, ma altri probabilmente si aggiungeranno alla lista, hanno annunciato che non parteciperanno all’Eurovision 2026, dopo che la 95esima Assemblea generale dell’Unione europea di radiodiffusione (EBU), organizzatrice dell’Eurovision Song Contest, a Ginevra, ha deciso di mantenere in gara Israele nell’edizione 2026. Questi Paesi avevano annunciato di non partecipare in caso di accettazione di Tel Aviv dopo il massacro compiuto dall’esercito israeliano a Gaza.
Un altro gruppo di Paesi, tra cui Svizzera, Austria e Germania, era invece pronta a ritirarsi, nel caso in cui Israele fosse stata espulso. La Germania, come la Spagna, fa parte dei Big Five, i cinque paesi che contribuiscono maggiormente al bilancio dell’EBU e, di conseguenza, al finanziamento del festival. L’Austria, inoltre, è il Paese ospite dell’edizione 2026 del festival. Il cancelliere austriaco, Christian Stocker, ribadisce da mesi che Vienna non dovrebbe ospitare l’evento in caso di espulsione di Israele.
L’Eurovision diventa terreno di scontro politico e internazionale
Le opinioni contrastanti tra i vari partecipanti all’organizzazione rivelano una frattura profonda all’interno dell’Eurovision, spiega El Paìs. Di fronte a questa situazione complessa, l’EBU ha fissato una scadenza eccezionalmente tardiva per i membri per annunciare la propria decisione di partecipare al concorso del prossimo anno. Devono infatti informare gli organizzatori entro il 15 dicembre, mentre l’elenco ufficiale dei partecipanti sarà annunciato alla fine del mese, secondo l’organizzatore del festival.
Paesi partecipanti come Francia, Danimarca e Serbia si sono già assicurati un posto all’Eurovision 2026 indipendentemente dalla partecipazione di Israele, altri rimangono indecisi, come Portogallo, Islanda e Norvegia. Al centro della discussione di oggi – scrive il quotidiano spagnolo – c’era la questione relativa al nuovo pacchetto di misure annunciato il 21 novembre, se fosse sufficiente a rispondere alle preoccupazioni espresse da diversi paesi membri dell’EBU, l’organizzazione che comprende 113 emittenti radiotelevisive di 56 paesi. La votazione è stata condotta per paese membro, non per emittente (sono stati quindi espressi 56 voti), e per l’approvazione è stata richiesta la maggioranza semplice.
Fonte lanotiziagiornale.it di Dario Conti
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