Riceviamo e pubblichiamo
La nostra città e l’intero territorio attraversano una fase cruciale della propria storia. La crisi demografica e l’emigrazione continua di tanti giovani stanno impoverendo il capitale umano, facendo venir meno, anno dopo anno, una nuova classe dirigente nei settori dell’impresa, della politica, della cultura e del sociale.
È un fenomeno che rischia di compromettere non solo il presente, ma soprattutto il futuro della nostra comunità.
Per invertire questa tendenza serve una nuova visione di città: condivisa, coraggiosa e ambiziosa. Una visione capace di guardare oltre le emergenze quotidiane e di immaginare il ruolo che Caltanissetta potrà avere nei prossimi decenni.
Non sarebbe la prima volta. All’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, una classe dirigente lungimirante ebbe il coraggio di immaginare Caltanissetta come il polo sanitario di riferimento dell’entroterra siciliano. L’obiettivo era preciso: garantire ai cittadini delle province di Caltanissetta, Enna e Agrigento servizi sanitari di qualità pari a quelli disponibili nei grandi poli delle città metropolitane.
Quella non rimase soltanto un’idea. La visione si tradusse in scelte concrete: il potenziamento dell’Ospedale Sant’Elia come DEA di II livello, la realizzazione del CEFPAS e l’attivazione del corso di laurea in Medicina e Chirurgia in collaborazione con l’Università di Palermo. Un progetto strategico che ha richiesto importanti investimenti pubblici, molti locali, e che, per oltre trent’anni, ha rappresentato un elemento distintivo della nostra città, almeno fino al periodo precedente alla pandemia.
La nascita dell’Università Kore di Enna avrebbe potuto rappresentare un’ulteriore opportunità. Caltanissetta avrebbe potuto consolidare la propria vocazione sanitaria, integrandosi con gli altri ambiti accademici sviluppati a Enna, in particolare quelli umanistici, economici e tecnologici, all’interno di un grande progetto condiviso per un vero Ateneo del Centro Sicilia. Sarebbe stata una scelta di sistema, capace di valorizzare le specificità dei territori anziché metterle in competizione.
Oggi, invece, quella prospettiva sembra essersi progressivamente dissolta. Si discute di policlinici diffusi, della proliferazione di corsi di laurea in Medicina — addirittura tre in un raggio di appena 35 chilometri, un caso probabilmente unico — e di riorganizzazioni ospedaliere che appaiono spesso poco comprensibili e prive di una chiara strategia complessiva.
L’impressione è che, in assenza di una visione organica, a perdere non sia soltanto Caltanissetta, ma l’intero sistema delle aree interne della Sicilia, che avrebbe invece bisogno di un forte progetto di sviluppo capace di fare rete e di valorizzare le rispettive eccellenze.
La speranza esiste e risiede nella capacità del “Sistema Città” di fermarsi, riflettere e ritrovare un terreno comune. È tempo di superare divisioni, contrapposizioni e appartenenze, riconoscendo con onestà che tutti, nel tempo, hanno commesso errori ma anche dato contributi importanti. Nessuno possiede da solo la soluzione, ma tutti possono contribuire a costruirla.
Occorre che la Politica possa aprire una grande stagione di confronto con le istituzioni, le imprese, l’università, il mondo del lavoro, del volontariato, delle professioni e con tutti i corpi intermedi della comunità. Serve un progetto collettivo che restituisca fiducia, sappia attrarre investimenti, creare opportunità e riportare giovani a vivere e lavorare nella nostra città, indipendentemente dal luogo in cui sono nati.
Per questo è necessario difendere con determinazione ciò che di valido è stato costruito nel passato, senza rinunciare a immaginare nuove prospettive. Conservare ciò che funziona e innovare ciò che serve: è questa la sfida.
La globalizzazione, la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale non rappresentano soltanto cambiamenti da subire, ma straordinarie opportunità per valorizzare le risorse del nostro territorio, attrarre competenze e costruire un nuovo modello di sviluppo. A condizione, però, che prevalgano il coraggio, la competenza e una visione condivisa. Solo così sarà possibile lasciarsi definitivamente alle spalle ogni logica, se ancora esiste, che alimenta le azioni di chi ha interesse a svendere la nostra Città per continuare a generare povertà, rassegnazione e dipendenza, restituendo a Caltanissetta il ruolo che merita nel cuore della Sicilia.
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