Terremoto ai vertici della sanità agrigentina. Giuseppe Capodieci ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di direttore generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Agrigento. La decisione, comunicata ufficialmente nel corso di una riunione straordinaria ai funzionari e ai dirigenti dell’ente, giunge in seguito ai pesanti sviluppi giudiziari dell’inchiesta denominata “Corte dei miracoli”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta.
Per il manager sanitario, i magistrati nisseni hanno formulato l’accusa di corruzione, richiedendo l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Le dimissioni, già notificate al Governo della Regione Siciliana, verranno formalizzate nelle prossime ore attraverso una delibera ufficiale.
L’inchiesta e il presunto “asse asservito” alla politica
L’indagine della Squadra Mobile e dello Sco mira a scoperchiare un presunto e fitto intreccio illecito tra politica, burocrazia e gestione della sanità pubblica. Al centro dell’impianto accusatorio dei pubblici ministeri vi sarebbe il presunto asservimento delle funzioni pubbliche di Capodieci per agevolare gli interessi particolari del deputato all’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) di Forza Italia, Riccardo Gallo Afflitto (per il quale la Procura ha invece avanzato richiesta di custodia cautelare in carcere).
Il fulcro dell’attività investigativa ruota attorno al Cefpas (il Centro per la formazione permanente del personale sanitario della Regione Siciliana). Secondo gli inquirenti, la stipula di una specifica convenzione tra l’Asp di Agrigento e l’ente di formazione sarebbe stata “pilotata” senza reali esigenze di servizio. L’accordo, siglato d’intesa con l’ex direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo, sarebbe servito come espediente per favorire il trasferimento da Caltanissetta ad Agrigento della moglie del parlamentare regionale, permettendole così un riavvicinamento alla città d’origine. All’interno del filone investigativo figurano inoltre presunte irregolarità nell’assegnazione di consulenze, incarichi dirigenziali e l’affidamento di appalti a soggetti vicini all’esponente politico.
La mattinata del passo indietro è stata contrassegnata anche da momenti di apprensione legati alle condizioni di salute di Capodieci. Subito dopo aver preannunciato la decisione ai suoi collaboratori, il manager ha accusato un lieve malessere. Trasferito presso il reparto di Cardiologia dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento per i controlli del caso, è stato successivamente dimesso ed è tornato temporaneamente nel suo ufficio per siglare gli ultimi atti amministrativi prima del congedo definitivo.
Le dimissioni di Capodieci arrivano alla vigilia di scadenze processuali determinanti. Nei prossimi giorni sono infatti fissati gli interrogatori davanti al Tribunale di Caltanissetta, dove i principali indagati – tra cui lo stesso deputato Gallo Afflitto e i vertici coinvolti nell’affare Cefpas – saranno chiamati a rispondere alle contestazioni dei magistrati e a chiarire le rispettive posizioni difensive. Nel frattempo, per l’Asp di Agrigento si apre formalmente la delicata fase della successione e del commissariamento da parte della Regione.
Terremoto ai vertici della sanità agrigentina. Giuseppe Capodieci ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di direttore generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Agrigento. La decisione, comunicata ufficialmente nel corso di una riunione straordinaria ai funzionari e ai dirigenti dell’ente, giunge in seguito ai pesanti sviluppi giudiziari dell’inchiesta denominata “Corte dei miracoli”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta.
Per il manager sanitario, i magistrati nisseni hanno formulato l’accusa di corruzione, richiedendo l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Le dimissioni, già notificate al Governo della Regione Siciliana, verranno formalizzate nelle prossime ore attraverso una delibera ufficiale.
L’indagine della Squadra Mobile e dello Sco mira a scoperchiare un presunto e fitto intreccio illecito tra politica, burocrazia e gestione della sanità pubblica. Al centro dell’impianto accusatorio dei pubblici ministeri vi sarebbe il presunto asservimento delle funzioni pubbliche di Capodieci per agevolare gli interessi particolari del deputato all’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) di Forza Italia, Riccardo Gallo Afflitto (per il quale la Procura ha invece avanzato richiesta di custodia cautelare in carcere).
Il fulcro dell’attività investigativa ruota attorno al Cefpas (il Centro per la formazione permanente del personale sanitario della Regione Siciliana). Secondo gli inquirenti, la stipula di una specifica convenzione tra l’Asp di Agrigento e l’ente di formazione sarebbe stata “pilotata” senza reali esigenze di servizio. L’accordo, siglato d’intesa con l’ex direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo, sarebbe servito come espediente per favorire il trasferimento da Caltanissetta ad Agrigento della moglie del parlamentare regionale, permettendole così un riavvicinamento alla città d’origine. All’interno del filone investigativo figurano inoltre presunte irregolarità nell’assegnazione di consulenze, incarichi dirigenziali e l’affidamento di appalti a soggetti vicini all’esponente politico.
La mattinata del passo indietro è stata contrassegnata anche da momenti di apprensione legati alle condizioni di salute di Capodieci. Subito dopo aver preannunciato la decisione ai suoi collaboratori, il manager ha accusato un lieve malessere. Trasferito presso il reparto di Cardiologia dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento per i controlli del caso, è stato successivamente dimesso ed è tornato temporaneamente nel suo ufficio per siglare gli ultimi atti amministrativi prima del congedo definitivo.
Le dimissioni di Capodieci arrivano alla vigilia di scadenze processuali determinanti. Nei prossimi giorni sono infatti fissati gli interrogatori davanti al Tribunale di Caltanissetta, dove i principali indagati – tra cui lo stesso deputato Gallo Afflitto e i vertici coinvolti nell’affare Cefpas – saranno chiamati a rispondere alle contestazioni dei magistrati e a chiarire le rispettive posizioni difensive. Nel frattempo, per l’Asp di Agrigento si apre formalmente la delicata fase della successione e del commissariamento da parte della Regione.

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