Il Ministro Giorgetti rompe il silenzio sul rischio crisi economica legato al conflitto in Iran. Intanto, Palazzo Chigi cerca margini di manovra tra rincari energetici, spese Nato e il rebus del rimpasto di sottogoverno.
L’ombra della recessione smette di essere un timore sussurrato nei corridoi per diventare un allarme esplicito. A ridosso del Documento di finanza pubblica, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti pronuncia la parola “tabù”, legandola indissolubilmente agli sviluppi della crisi energetica innescata dal conflitto in Iran. Senza un rientro dell’emergenza, il calo della crescita non è più un’ipotesi, ma una certezza.
La strategia di Giorgia Meloni e del titolare del MEF è chiara: convincere Bruxelles a una sospensione del Patto di stabilità. La motivazione non è solo interna, ma geopolitica. L’Italia si trova stretta tra due fuochi:
- Impegni Nato: L’obbligo di aumentare le spese militari.
- Tenuta sociale: La necessità di proteggere famiglie e imprese dai rincari energetici.
Francesco Filini (FdI) è stato categorico: “Senza sospensione del Patto, non si può aumentare la spesa militare. È in gioco l’esistenza stessa dell’Europa”. Roma attende ora il verdetto di Eurostat del 22 aprile sulla procedura d’infrazione per deficit eccessivo prima di scoprire le carte del nuovo piano economico.
Con il PIL in frenata e i fondi del PNRR in fase di esaurimento, Giorgia Meloni deve gestire una serie di “dossier roventi” che minano la stabilità del consenso:
- Caro vita: L’inflazione energetica che non accenna a fermarsi.
- Spese militari: Un tema difficile da far digerire all’opinione pubblica e che vede la Lega già sul piede di guerra.
- Rimpasto di squadra: La necessità di chiudere il riassetto dei sottosegretari per dare velocità all’azione di governo.
Parallelamente ai grandi temi economici, ferve il lavoro diplomatico per equilibrare la coalizione.
- Forza Italia: Dopo il vertice tra Tajani e la famiglia Berlusconi a Cologno, si profila un compromesso su Enrico Costa come nuovo capogruppo alla Camera, con lo slittamento del congresso nazionale.
- Lega: Il partito di Salvini fa muro sul Ministero delle Imprese (Mimit), blindando il posto lasciato da Bitonci per la senatrice veneta Mara Bizzotto, respingendo le mire degli alleati azzurri.
- Fratelli d’Italia: Resta aperta la partita per la sostituzione di Andrea Delmastro alla Giustizia e l’ingresso di un profilo “politico” (probabilmente del Sud) al Ministero della Cultura per riequilibrare la geografia del governo.
La partita vera si giocherà a maggio, quando il governo dovrà affrontare contemporaneamente i nuovi dati economici e le nomine chiave di Consob e Antitrust, in un delicato incastro di pesi e contrappesi tra i partiti della maggioranza.
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