In una recente e dettagliata ricostruzione di Marco Antonellis per L’Espresso, emerge uno scenario senza precedenti nei rapporti tra Washington e la Santa Sede.
Quello che a prima vista potrebbe sembrare l’ennesimo scontro verbale tra Donald Trump e il soglio pontificio, nasconde in realtà una manovra molto più profonda e inquietante: l’attivazione della macchina dei servizi segreti americani per monitorare da vicino Papa Leone XIV.
Quando il tycoon ha definito il Pontefice “debole” e “terribile in politica estera”, non si è trattato di un semplice sfogo social. Per la comunità d’intelligence statunitense, quelle parole hanno rappresentato un ordine di missione. Il Vaticano non è più considerato solo un attore diplomatico complesso, ma una variabile critica per gli interessi nazionali degli Stati Uniti.
La macchina silenziosa di CIA, NSA e FBI, che da decenni osserva Oltretevere con un misto di rispetto e cautela, ha ricevuto un input chiaro: alzare il livello di attenzione.
Non si tratta più solo di monitorare i dossier geopolitici, ma di puntare i radar sulla figura stessa del Papa e sul suo entourage.
C’è un elemento che rende questa dinamica ancora più esplosiva: Papa Leone XIV è il primo Pontefice statunitense della storia.
Questa comune origine con l’inquilino della Casa Bianca, invece di favorire il dialogo, ha finito per esasperare le tensioni. Per Trump, un Papa americano che si discosta dalla linea di Washington non è solo un dissidente, è un problema politico interno ed esterno.
Secondo quanto riportato nell’analisi di Antonellis, il riorientamento dell’intelligence non avviene tramite eclatanti ordini scritti, ma attraverso segnali sottili.
Aumento di analisti specializzati nelle dinamiche della Curia e del mondo religioso italiano, riflettori accesi sulle posizioni del Vaticano riguardo a Iran, America Latina e conflitti globali e un interesse crescente per le dinamiche interne, le possibili crepe diplomatiche e qualsiasi informazione, anche sensibile, che riguardi i collaboratori più stretti del Pontefice.
L’obiettivo di Donald Trump è cristallino: capire fin dove si spinge l’influenza di Papa Leone e, soprattutto, individuare margini di pressione.
In un mondo dove l’informazione è potere, il tycoon vuole sapere tutto ciò che accade dietro le mura leonine, trattando il Vaticano non come un alleato storico, ma come un avversario geopolitico da contenere.
Lo scontro tra le due sponde dell’Atlantico è appena iniziato, e questa volta non si combatterà solo a colpi di comunicati stampa, ma nelle zone d’ombra dove agiscono le agenzie federali.
Come insegna la dottrina dell’intelligence: non si sorveglia solo chi è nemico, ma con ancora più attenzione chi ha il potere di diventarlo.
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